Feb 16 2010

Poche gocce

impanato da uzi e allegato in In my mind

C’è una pioggerellina silenziosa e invisibile che lucida le vie come Moncler alla moda. Te ne accorgi quando varchi la soglia, anch’essa invisibile, e d’improvviso senti le gocce gelide pizzicarti il viso e lentamente farsi rivolo sulla fronte.
Sembra niente invece c’è questa lenta pioggia tranquilla, silenziosa, incessante e inesorabile a bagnarti e resti lì sotto, perché sembra niente quella pioggerellina invisibile. Sembra non debba fare nulla di male, del male che una pioggia qualsiasi potrebbe fare. Sembra.
Così continui senza preoccupartene, prendi le chiavi, apri il bagagliaio. Porti fuori le cose, ti muovi tranquillo senza fretta, come la pioggia. Ma tu non sei la pioggia, prendi solo il suo ritmo.
La goccia che scivola lungo il ciglio ti fa sorridere, i tuoi capelli sono bagnati, il motivo è ovvio, ma vuoi stupirti ugualmente. Sei nel bel mezzo di una pioggia e fai finta che non sia vera pioggia.
Alzi gli occhi al cielo usi l’improprio senso tattile dei tuoi occhi e, finalmente, la pioggia è.
Il cortocircuito poi ti porta a sentire di nuovo le gocce spandersi lente e gelide sulla fronte.
Il freddo. Un brivido.
La prossima volta, si, la prossima volta starai più attento.


2 han detto che

Jan 17 2010

Volontà forza 9

impanato da uzi e allegato in SubRoutine Quotidiane

Desidero
ma
non voglio


Un ardito commento

Nov 19 2009

item id

impanato da uzi e allegato in In my mind

Sono un prodotto
non competitivo
non ho mercato
nemmeno nel vintage



5 han detto che

Oct 25 2009

Petali

impanato da uzi e allegato in In my mind

Vorrei dire ti amo.
Ma non posso amare se prima non amo me stesso.
Ma non posso amarmi, se prima non mi rispetto.
Ma non posso rispettarmi, se non facendo soffrire chi mi ama.
Ma posso far soffrire chi mi ama così da rispettarmi e amarmi per poi amare te?


3 han detto che

Sep 15 2009

maybe not

impanato da uzi e allegato in In my mind

Gioco ad illudermi che non sia un gioco.
Illudermi che sia un gioco è reale.
La realtà è un gioco d’illusione.


2 han detto che

Sep 08 2009

Qui

impanato da uzi e allegato in In my mind

Le risposte, tutte sbagliate, il biglietto di ritorno.


3 han detto che

Aug 29 2009

Quale posta?

impanato da uzi e allegato in In my mind

Cosa e quanto sei disposto a mettere in gioco?
Tutto o una parte?
La domanda infine è: quanto sei disposto a perdere?
Il cruccio non è tanto mettere in preventivo la sconfitta, oltremodo contemplata, ma riuscire a quantificare materialmente cosa si perde e cosa si guadagna.
È un castello fatto di carte, e tu sogni di viverci. Sai che è improbabile possa reggere a lungo, eppure non riesci a smettere le congetture, l’analisi illogica delle eventualità e quel triste conto delle restanti future possibilità.
Da quanto tempo non sentivi cuore e cervello in competizione per avere la meglio. Uno ti conosce troppo bene e affonda colpi tremendi: ricordi, insinuazioni e analisi. L’altro sembra ignorare ogni cosa; il passato non conta, il futuro non è ancora e il presente così leggero e gravido di promesse marca un chiaro sentiero per la felicità.
Il gioco è crudele, non ci sono pareggi né vittorie o sconfitte totali ma si vince o perde. Sempre.

Allora sinceramente, cosa sei disposto a mettere in gioco?
C’è solo una risposta giusta, e tu ancora non l’hai data.
La domanda, infine capirai, è prodromo della sconfitta.

Non tutte le risposte hanno bisogno di una domanda.


Chi tace acconsente

Aug 08 2009

Tu non dire niente

impanato da uzi e allegato in In my mind

No ferma, non vedi: sono incastrato.
Ma figurati. Ci vengo volentieri, ma come faccio. Ho la caviglia li sotto e non riesco a….
No no no, non ho paura di farmi male, se ci tieni tanto saperlo già così fa male, e non da un minuto ma da parecchio. Ecco, sei riuscita a farmi fare la figura del Lagnoso. Odio fare la figura del lagnoso.
Perché perché perché, se non te ne sei accorta la sopra c’è gente, e… Bé, è ovvio che m’importa di loro altrimenti per quale motivo starei qui sotto.
Guarda: a me piaci tanto, ma tanto tanto. Però a volte mi fai morire dal ridere e mi dai i nervi. Credevo fosse ovvio, se tolgo la caviglia inizia a traballare e stai pur certa che prima o poi casca tutto.
Secondo te ho alternative?
No, non pensarci nemmeno! Qui sotto a fare il ‘pollastro portante’ non ti ci voglio.
No, non è che non ti voglio. Non ti voglio in questo ruolo. Puoi pensare quello che ti pare, ma sbagli. Cazzo se sbagli. Sbagli e mi fa arrabbiare il fatto di non poterti dimostrare che hai torto. Ma credimi, te lo dico con il cuore in mano: qui sotto, mai. Mi basterebbe sentire solo una volta un sospiro di rimpianto e sarebbe come se tutto mi crollasse addosso.
Eh si, siamo sempre lì.
Mi dispiace. Lo so che non te ne fai niente e…
Va bene. Ok. Lo so e…
Ciao.

Che poi uno si abitua e non ci fa più tanto caso. Solo che quando non ci fai più tanto caso ti scordi d’essere incastrato.


Chi tace acconsente

Jul 29 2009

threads

impanato da uzi e allegato in SubRoutine Quotidiane

Domande cruciali di oggi:
L’igloo è una periferica per iPhone?
Sarà possibile farsi un operazione di chirurgia plastica al cervello?

La seconda è derivata dalla prima.


Chi tace acconsente

Jul 27 2009

riPercorsi

impanato da uzi e allegato in In my mind

Sono trascorsi cinque anni. Gran parte di queste notti le ho passate nel silenzio non per mancanza di parole, ma per il loro accavallarsi così furioso da farne perdere il senso. Sarebbe stato uno sfogo indomabile, più simile ad uno sproloquio, un vaneggiamento, ira o risentimento. Ancora oggi non riesco ad affrontare serenamente i fatti, mi è più facile mentire per chiudere in fretta il discorso. Sempre.
Forse dovrei odiarti per come riesci a spingermi dove ho paura d’andare, sebbene io conscio e tu ignara, non sono ancora riuscito a controllare questa mia reazione a qualsiasi cosa tu dica. E di cose ne dici tante, senza nemmeno accorgertene.
Cinque anni dopo ti è bastato alzare il telefono e chiamare ed io ero lì, come se lo sapessi. Io che ho il telefono sempre spento e non credo a certe coincidenze. Non credo sia dovuto a qualcosa d’esoterico o particolarmente tecnologico. Semplicemente dovevi telefonare. Queste sono le cose come capitano a te. Girano.
In due parole hai segnato una nuova distanza fra noi. Spirali di vita che ruotano come galassie si mostrano l’un l’altra allontanandosi sempre più. Una meraviglia sempre più lontana. In due parole hai smosso un lustro di polvere e pochezze accatastate con fatica.

Anzitutto metterei un bel ’se’ al posto del ‘quando’. Non è detto che l’amore debba per forza bussare.
Inoltre, col l’andare del tempo, ho iniziato a nutrire il massimo timore nel pronunciare questa parola; non ne ho fatto un uso indiscriminato, eppure sono certo di non aver ho capito niente a tal proposito (dopotutto lo dico sempre, non c’è un man ne un tasto help da cliccare).
Ho sempre aspettato d’essere travolto dal sentimento come da uno tsunami, ho immaginato che una volta innamorato sarei stato in grado di sorvolare non tanto gli altrui difetti ma, grazie ad un nuovo e amoroso punto di vista, ai i miei. Un metodo per vedere da una nuova prospettiva -più dolce forse- i miei limiti e dirmi: bene, io lo so e adesso lo sa anche lei e va bene così, del resto non m’importa nulla. Insomma, qualcosa del genere. Invece questo non accade.
Non arriva lo tsunami e nemmeno una mareggiata a ripulire gli scogli. Non sorvolo nulla e mi chiedo se invece d’aprirmi sinceramente non ho per caso creato un guscio con sopra scolpito un me innamorato, un guscio destinato a svanire col tempo. E via di questo passo. Così mi dico che se ho tutti questi dubbi, se tante incertezze non svaniscono nel vedere l’oggetto dei miei desideri (ah, un refuso di maschilismo) forse non è il caso di dichiararsi innamorato, che probabilmente l’amore è ben altra cosa e forse sto prendendo solamente in giro me stesso (e peggior cosa l’altro) giocando a fare il fidanzato. Insomma c’è molta confusione sotto e sopra questa parola -soprattutto dentro la mia testa, ma questo è in evidenza da tempo immemore.
In un momento d’illuminazione ( o buio totale) ho deciso di fermare tutto per cercare di capire, di capirmi. Ma è stupido pretendere di capire un uragano fermandolo. Anche se, nel mio caso, non posso certo paragonarmi ad un evento di tale portata.
E se invece di un uragano al massimo riesci a provare una leggera brezza, invece dei bollori avessi un pacato tepore, se al posto delle palpitazioni riuscissi soltanto a provare una pacata emozione?
Troppi se. Troppe domande cui non si può dare una risposta (non credo esista nemmeno una risposta univoca).
C’è chi dice: buttati. Ma non sono certo io quello che si lancia nel vuoto se non ha una minima certezza, figurarsi se non sai cosa lo aspetta; immagina dunque quanto raccapricciante può essere la prospettiva di trascinarsi dietro qualcuno.

Questo è il mio freno, il mio fermo, il gancio. Ciò che mi trattiene in questo stupido immobilismo è ancorato ad un distillato di paura e disagio che non ha bisogno d’essere provato -è come andare dal dentista, non hai bisogno di sapere da dove arriverà e che tipo di dolore proverai; sai che ci sarà e farà male a lungo.
Eppure, grazie a te, sono andato contro ogni elucubrazione o razionalizzazione che sia e saltato. No, non sono così stupido o meschino da volerti cancellare o ancora peggio, presumere che chiodo scacci chiodo. Di più.
Volevo costruire qualcosa di bello come avevi fatto tu ma senza te. Un sognatore, un romantico, un folle o semplicemente un cretino?

Ti è bastato alzare il telefono per trovarmi, t’assicuro che non è cosa facile, e ti confesso che ne sono un po’ contrariato. Non tanto da farmi credere d’essere cambiato. So per certo di vivere un momento di totale instabilità e in questi giorni mi muovo con la massima precauzione perché sono passati cinque anni ma il venticinque luglio non lo scorderò tanto facilmente -e mi sento troppo vecchio per imparare nuove date.

E forse si l’amore ha bussato, ma lo ha fatto in un modo così lieve che non l’ho sentito.
Ma il citofono io che l’ho messo a fare?


4 han detto che

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