Il mio rapporto con lo sport televisivo non è mai stato gran che. Non amo il calcio, da bambino mi rifilavano a giocare in porta e gli avversari dovevano cedere almeno uno dei giocatori più forti, carino da parte loro farti sentire come il prodotto finale dell’intestino di un canide. Ma a parte questo non mi è mai piaciuto schierarmi per una o per l’altra squadra, che fossero a strisce bianche, rosse, o blu, non ho mai avuto preferenze, appariva tutto molto sciocco, alla fine non si otteneva nulla, e poi era e rimane, una passione passiva. Si certo puoi urlare al bar, puoi andare allo stadio, volendo puoi anche accoltellare un tifoso avversario, ma non c’è gusto, non crei nulla (nell’ultimo caso potresti dire di aver creato una vedova e degli orfani…). Vuoi mettere il tifo con una pagina html? Non sapere nulla, niente di niente e girare tra il codice e sperimentare le varie opzioni, cosa succede se tocco quà, se scrivo #0000c0 che combino? E via di seguito.
Il tifo però aggrega, mentre il computer, la lettura, l’acquario, il CB e tutte quelle attività prettamente solitarie (Ahi ahi vedo già chi pensa male! 4 pater nostro e due ave maria e domani pulisci le scale!) ti lasciano senza controparte, quando non hai nessuno con cui confrontare o discutere ciò che fai (oserei dire crei, perchè in fondo è questo che ho sempre cercato di fare, portare alla luce attraverso varie attività qualcosa di me). Ci si rende conto che in fondo, purtroppo, il resto dell’umanità uno scopo ce l’ha. (Sopportarti)
Così come l’astronave di Star Trek nel suo viaggio quinquennale esplorava nuovi mondi, anch’io ogni tanto mi do all’esplorazione del genere umano. Molto variegato nelle forme, ultimamente anche nei colori, questo universo di persone è al contempo affascinante, stimolante e dannatamente terrificante. Lo ammetto le relazioni sociali non sono il mio forte, ho imparato con gli anni ha fare quello che qualcuno oggi chiama hacking sociale, non ci vuole molto quando conosci bene la categoria a cui cerchi di aggregarti, non penso nemmeno d’avere chissà quale dono, chi più chi meno tutti ne facciamo uso. Oserei dire che è la nostra interfaccia, una porta che si adatta alle situazioni. Puoi anche chiamarla maschera, ma non pensare a lei come a qualcosa di negativo, io non lo faccio.
Affacciandomi su questi nuovi universi, molti, tanti anni fa trovai una personalità originale, mai vista (da me) prima. Oggi in rete di persone così se ne leggono a iosa, ma nell’ultimo ventennio del secolo scorso, trovarne una fu una vera scoperta. Ero uno sbarbato e rimasi affascinato da come parlava (non da quello che diceva) cercavo di capire quali fossero i meccanismi che portavano ad una tale semantica., volevo carpire il segreto e usarlo. Fu così che mi avvicinai al mondo dello sport in tv (cosa si deve fare nella vita…), la formula uno non sapevo nemmeno cosa fosse, certo parole come: ferrari, niki lauda, bastardo lo sta chiudendo. Ne avevo sentite, ma senza prendermi la briga di scoprire a cosa servissero. Essendo alle prime armi feci quel che ancora oggi, nonostante la rigidità mentale, cerco di fare: la spugna. Umile, zitto e impara :)
Guarda un gran premio, guardane un’altro, verso metà stagione avevo il mio fagottino d’esperienza (ragazzino stolto), tanto da farmi prendere posizione, un evento, un caso raro. Decisi che quella macchina tutta nera con le scritte jps d’orate sarebbe stata la mia preferita e che quel pilota un pò sfigato che finiva sempre la benzina sulla soglia del traguardo sicuramente il mio beniamino (adoravo già peter parker uno sfigato in più o in meno…). Passata l’estate, finita la stagione della formula uno persi di nuovo interesse per le relazioni sociali e lo sport in tv. Ma qualcosa rimase nell’animo, ogni tanto mi riaffacciavo a vedere cosa combinava quel pilota, che ora guidava una macchina nuova. Vinceva? Si, vinceva! Finalmente avrei potuto vedere questo peter parker dell’automobilismo vincere. Bene bravo, ehmm.. ma com’e’ che si chiama? Senna, Senna! te l’ho detto mille volte!
Quando finì in McLaren e iniziò a vincere il mio interesse era ormai scemato, ma si sa, l’etichetta tra i tifosi ti rimane addosso e così bastava uno sgarbo ad un ferrarista, o che sorpassasse quel pilota francese, di cui non ricordo il nome (ma il naso si!), in modo azzardato che una massa di ferraristi o antipatizzanti mi si scagliasse contro. Per mia fortuna solo verbalmente. :)
Senna morì il primo maggio del 1994. Un’incidente di quelli che capitano ai piloti. Una fatalità. L’errore umano può essere di chi guida, di chi progetta la macchina, di chi monta le gomme in 6 secondi… Personalmente non ho mai cercato un colpevole, non ho mai odiato qualcuno per quel che accadde . Semplicemente quel giorno per me fu la fine della formula uno. L’ho presa male? Si, forse mi mancava quel background di sconfitte che i miei coetanei avevano sperimentato con le squadre del cuore. Probabilmente ho esagerato, rimane comunque il fatto che senza Senna la formula uno perse ogni interesse. Da allora non la seguo più, tranne le rare occasioni in cui si è obbligati a vedere la tv (vedo per obbligo il tg di italia uno, il tg5 e quello di retequattro, in compenso la sera li schivo tutti, Striscia compresa! :) ).
Ieri per caso mi sono imbattuto in questa misera notizia. Che senso ha rifare questo processo quando sappiamo bene tutti come vanno le cose qui da noi. In italia non ci sono colpevoli, e se ci sono non vanno in galera, e se ci finiscono probabilmente è per errore. In questo caso particolare poi, vorrei proprio sapere con che coraggio si può affermare che un ingengnere di f1 sia colpevole della morte di un pilota. Capisco se fosse una macchina di serie, fatta per durare anni in condizioni normali e con prestazioni normali. Ma in formula uno si cambia motore più spesso di quanto io cambi colore al mio template, ci sono cose che a parer mio sono assurde, una di queste è accusare un progettista per un difetto nel piantone dello sterzo. La causa sarà stata anche quella, il responsabile sarà anche stato lui, ma da qui all’accusa di omicidio colposo ne passa. Di certo non fu un difetto voluto (ci mancherebbe) e nemmeno di disattenzione (curano la filettatura delle viti che tengono il fanalino di posizione posteriore…), semplicemente fatalità… Se ad Ayrton fosse scappato uno starnuto, avesse perso il controllo e fosse finito fuori pista prima del fatidico muretto? Speed game are a dangerous game, dice un motto inglese, quindi accettiamo queste fatalità per quello che sono. Il risultato di uno sport estremo. Per me rimane valido quello che ho scritto poche righe fa, la formula uno finì con Senna, e con la sua morte anche tutto il resto della storia. Continuare, insistere su questi fatti a dieci anni di distanza…. questa è solo fuffa, e della peggior specie.