Archive for February, 2003

Feb 27 2003

Dopotutto era prevedibileSull’onda delle…

impanato uzi e allegato in Splinder's Time

Dopotutto era prevedibile
Sull’onda delle privatizzazioni selvagge
l’acqua non fa eccezione.
Da noi l’acqua non manca, ha un eccessivo livello di durezza, se non erro intorno ai 40°F (mg/l di Ca), hanno installato enormi depuratori per eliminare nitrati, nitriti e fosfati, che nella nostra zona hanno superato molto i livelli prestabiliti. Siccome nemmeno con i depuratori si riusciva a ripulirla, hanno pensato bene di elevare i livelli di guardia. Bene, beviamo l’acqua più dura e più fertilizzata della Lombardia probabilmente è un premio produzione, optional chimici gratuiti dal rubinetto di casa, senza spendere una lira in più. Ingrati noi a non riconoscere questa grandiosa opportunità che il comune, la regione e persino lo stato ci ha offerto.
Il problema è che adesso sto schifo d’acqua ce la vogliono persino privatizzare.
Non ho capito bene se metteranno il rubinetto della gasata e della naturale, l’Europa dopo il gas mira anche all’acqua.
Confido in questi signori, e questo forum.
Che dio ce la mandi buona, fresca e pulita.
(gassata naturale sarebbe il massimo…)









2 han detto che

Feb 27 2003

Il mondo è fatto a scale. Sei pronto ad…

impanato uzi e allegato in Splinder's Time

Il mondo è fatto a scale.

Sei pronto ad affrontarlo?
Sei concentrato?
Non ti esaltare..
calmati o farai male..
Riscaldati un poco…
la fuori fa freddo.
sarai solo questa volta,
sarà dura, ma ce la farai.
Questa volta sei solo,
ma conto su di te,
tutti noi contiamo su di te.
Il mondo è fatto a scale,
Ma non preoccuparti di chi scende e chi sale.
Tieni duro, hai imparato la lezione, sai come fare.
Resisti e non ti lamentare, alla fine vedrai i risultati.
Il mondo è fatto a scale caro mio.
C’e’ chi scende e chi sale.
A te tocca solo pulirle.

Mi raccomando, domani i vetri dell’atrio!
















Chi tace acconsente

Feb 27 2003

Giornata un po’ più calda del solito?Aria…

impanato uzi e allegato in Splinder's Time

Giornata un po’ più calda del solito?
Aria nuova nei tubless, riscaldatina al motore…Good Vibrations!!
E viaaa !!!
Che libidine la moto…
Ogni volta mi chiedo come posso dimenticarmi queste profonde sensazioni.
Muoversi in moto mi fa star bene, quasi quanto correre o nuotare.
Pero’ mi manca il viaggio, non un giro per i paesi o cosette da pochi chilometri.
Ho proprio voglia di andare, di viaggiare, di perdermi per sconosciute strade, e poi ritrovarmi lontano da casa, un punto sulla cartina e via, ripartire di nuovo… unica destinazione; mare, luoghi caldi, posti assolati….
Spero in un estate clemente…
Sempre che rimanga un po’ di petrolio…










7 han detto che

Feb 26 2003

Ma~La vedo tutte le mattine, quando mi alzo…

impanato uzi e allegato in Splinder's Time

Ma~
La vedo tutte le mattine, quando mi alzo abbastanza presto. Prima delle sette lei è gia bell’e pronta, intabarrata negli scialli di lana che lei stessa ha diligentemente fatto ai ferri, con quale punto non è dato sapere. Cammina a testa bassa, mite e silenziosa si dirige verso la chiesa, prega per un po’ e di nuovo a testa bassa verso il cimitero. Qui riordina e pulisce una modesta tomba, senza frizzi e lazzi, solo un’immagine del compianto marito, morto tanti anni fa, con un fegato come un pallone. Matilde ha pianto un poco la sua scomparsa, modesta e parca anche nelle emozioni, ha smesso subito, c’erano questioni più importanti, la vita che portava in grembo era una di queste. Finite le orazioni sulla lapide del defunto marito sono terminate si concede un momento in compagnia delle amiche. Chiacchierano a voce alta, spesso si dicono malignità a proposito degli assenti, a volte persino volgari. Matilde rimane silenziosa, ascolta tutti e abbozza un sorriso, quando le chiedono un’opinione, tace, sorride, che ne pensa lei non è cosa importante, sembra dire – Lasciate che sia…-. Matilde non parla a vanvera, preferisce tacere, forse le piace la compagnia, forse vuol solo essere presente per sapere quel che succede in paese, ma non dice nulla. Matilde lo sa che cosa vuol dire avere il dito puntato contro.
La sua prima figlia era considerata una puttana. Aveva solo 13 anni, scappò dall’oratorio femminile un giorno d’estate, per incontrare i ragazzi, non fece nulla di male; una fuga di domenica pomeriggio, giovane, bella, fresca come una rosa del mattino e senza malizia, come poteva averne con una madre simile, corse tra le braccia dei giovanotti, loro si maliziosi, venuti dai paesi vicini in cerca di ragazzine ingenue come lei. Di lei non si seppe più nulla. Si chiuse in casa per non sentire i giudizi cattivi, le parole portate dal vento sono corrosive come la salsedine. Non se ne accorse nessuno, sparì pian piano, chiudendosi nella sua casa, nel suo mondo scuro, nel buio nessuno la vedeva e nessuno la poteva più giudicare. Era bella, la ricordo bene, eravamo coetanei, poi lei crebbe ed invecchiò nel tempo in cui noialtri ci guardavamo allo specchio per capire com’era quel guscio nuovo. Matilde non disse nulla alle amiche che parlavano male di lei e della figlia, mormorò qualche cosa al parroco, forse delle scuse, ma nessuno lo sa, nessuno in realtà volle sapere. Oggi le sue amiche si vergognano di quelle cose dette tanti anni fa, se ne vergognano tanto che fingono non sia mai successo nulla. Matilde poi lo sa che ci sono cose peggiori delle maldicenze, ci sono i drammi che zittiscono tutti. Quando il figlio, il suo primogenito, fu arrestato dai carabinieri per spaccio di droga Matilde non pianse, non disse nulla. Guardando il figlio senza trovare i suoi occhi capì di non conoscere più quel ragazzo che gli uomini in divisa stavano portando via. Di lui si parlò ancora, ma con timore, sottovoce, leggendo il quotidiano locale ogni tanto lo si trovava ritratto in una brutta foto, e poi in foto sempre più brutte, la peggiore fu l’ultima, quella dove si vedeva un corpo raggomitolato su di un pagliericcio in un casotto di campagna, con la siringa ancora per terra. Ricordo bene quella foto, quel che si diceva e come lo si diceva. Perché alla fine dei ’70 i drogati erano dei, erano miti, quasi delle rock star, lui e mio cugino erano soci in affari ed io conservavo tutti gli articoli della premiata ditta.
Matilde era sola quando nacque la seconda figlia, si trovò un mestiere e la crebbe, senza lamentarsi delle ore di lavoro, senza che nessuno l’aiutasse a portarla a scuola, senza i soldi per mandarla a ripetizione. Oramai la gente era abituata a tutto, la seconda figlia oggi può incontrare tutti i ragazzi che vuole, non andare in chiesa la domenica, mettersi l’orecchino al naso o dove le pare, sono cose normali, lo fanno pure le altre ragazze, anche se quando entrano all’oratorio e prima di tornare a casa si tolgono i gingilli più vistosi.
Matilde mite e silenziosa, cammina per strada senza mai alzare lo sguardo. Mai sul suo viso si può scorgere l’emozione di quel che pensa. In fondo è dura Matilde. Ha sopportato un marito alcolizzato; tornava a casa solo per dormire, puzzando di vino e sigarette, buono solo a tener caldo il letto e darle una ripassatina quando, non troppo ubriaco a letto riusciva ad arrivarci con le sue gambe. Un figlio pazzo per la droga, una figlia pazza per le parole, recluso in galera e poi scomparso il primo, reclusa in casa e ancora lì la seconda. Quel che le rimane nella vita è questa ragazzina coi capelli color del rame, a cui poco importa di quel che accade, vive spensierata quasi senza sapere del passato, e poi anche sapendo quel che la madre ha passato non potrebbe far nulla. Matilde tace al tavolo con le amiche, sa bene che a parlare male si fa peccato, ma non verso il signore che tutto perdona, bensì verso le persone, che se non sono abbastanza forti si spezzano l’anima sulle parole dette senza pensare.
Matilde è forte, forte e silenziosa, mai un lamento, mai chiesto aiuto, non si rassegna al destino, lo affronta come può, come deve.
Che grand’uomo sarei, se solo le assomigliassi un po’.





2 han detto che

Feb 25 2003

Crash Bum Bang! …

impanato uzi e allegato in Splinder's Time

La mia placenta, il mio domopack, quella cosa lì, che dovrebbe proteggermi dal “tutto” proveniente dal mondo esterno questa volta non ha funzionato molto bene. In questi giorni sono particolarmente irritato da dichiarazioni stupide fatte da persone che con la stupidità -altrui- lavorano quotidianamente, e forse queste dichiarazioni fanno parte del mestiere, chissà.
Mi riferisco alle dichiarazioni d allenatori, giocatori e probabilmente anche scrittori di giornali sportivi a proposito della violenza negli stadi…
Ah! La violenza negli stadi… Che dramma, che vergogna, i soliti cretini rovinano lo sport più così e più cosà…
Sempre le solite cose, trite e ritrite, sentite e risentite.
Tutta colpa della tv!
Certo perché lo spettatore medio si carica d’adrenalina, odio, mazze e fumogeni durante la settimana, per poi scaricarsi la domenica tra le gradinate di uno stadio. Infatti, anch’io che con la famiglia devo condividere l’accessorio catodico e le trasmissioni più stupide bene o male le conosco tutte. Anch’io odio profondamente l’avversario, chiunque esso sia, e anch’io di notte sogno immagini sgranate di falli non visti (ohibò che dramma per la mia virilità), ricostruzioni virtuali di arbitri accompagnati dal cane guida…
Nessuno che accusa solamente i tifosi? Bisogna giustificarli a tutti i costi? Perché nessuno semplicemente ammette che c’è una sottospecie del genere umano che vive così; nella più becera ignoranza capace che esprimere ciò che è solo con la violenza, sfogandosi come e dove può.
È ingiusto accusare le trasmissioni sportive, che siano stupide e siano, in gran parte, inutili è da tempo constatato. Ma non mi si venga a dire che mostrare al pubblico certe immagini, ripetere a mo di tamtam sempre le stesse cose è motivo scatenante di atti violenti come quelli visti pochi giorni fa. Lo stesso mostrar tifosi violenti scatena la violenza?
Mi sembra di vivere in un mondo d’imbecilli.
A questo punto chiedo che non si mostri neppure l’immagine di Saddam Hussein, che altrimenti mi si imgscatenano il Bush, il Powell le portaerei tutte!
Non ci sono interessi nascosti, non c’è il desiderio di una super potenza di dominare il mondo. È semplicemente colpa della tv che insistentemente, senza tregua, mostra immagini di guerra. Così caricato il presidente U.S.A. non può far altro che alzarsi e urlare: Te lo do io il Missilooneee!
Perché si sa, gli americani sono tutti un po’ Sboroni!

Chi tace acconsente

Feb 24 2003

…Questo silenzio è caotico..Sono confuso da…

impanato uzi e allegato in Splinder's Time

…Questo silenzio è caotico
..Sono confuso da pensieri non miei?
Una eco di post altrui, o un mio pensiero originale?
Quando: leggere gli altri e trovare in ogni post una cosa che si sarebbe voluta scrivere sul proprio blog, coincidenze deleterie, che quasi annullano la volonà di scrivere.
Prendere appunti mentalmente durante la giornata e poi scoprire che quegli appunti sono stati sviluppati, spiegati e postati sul blog del signor tizio e di Mr caio, meglio di quanto avresti mai fatto. Sconfortante.
Piacevole la sensazione iniziale “ah! questo l’ho pensato anch’io”. Per esser subito sommersa da qualcosa d’indefinibile. No per carità nessuna sentimento ostile, solo… Peccato.
A volte dimentico le cose importanti che la vita mi ha insegnato.
A volte dimentico quella più importante, che da il nome al mio blog. Ecco, dovrei rileggermi per bene il mio titolino lassù… e non pensarci troppo.







3 han detto che

Feb 23 2003

Che mi combina la Dandy? Vorrà chiudere…

impanato uzi e allegato in Splinder's Time

Che mi combina la Dandy? Vorrà chiudere davvero?
Peccato, avevo bisogno l’acido per le batterie…


Chi tace acconsente

Feb 22 2003

È Non è …

impanato uzi e allegato in Splinder's Time

È Non è

Settimana intensa e impegnata, non ho tralasciato di leggere i miei beniamini e tra questi si sono aggiunti, inevitabilmente, altri autori di blog.
In particolare rimuginavo su questi due: Lady of War e Massaia.

Quello di Lady of War è; se non il primo, uno dei primi blog visitati qui su Splinder, lo conosco da qualche mese dunque, anche se non visito tutti i giorni il suddetto, spesso mi ritrovo a pensare a quanto siano intense le emozioni che trasmette. Da quando è nero, mi ricorda il monolito di 2001 Odissea nello Spazio. Vedo in questo blog una realtà astratta, dipinta su di una lavagna graffiata, come se l’autrice avesse a portata di mano ovunque e in qualunque momento della giornata, una striscia d’ardesia nera dove incidire pensieri ed emozioni. Questa blog-scultura viene scalfita appena dalle dure prove quotidiane, ma comunque incisa da ogni piccola emozione. La realtà di Lady of War viene qui riportata in un modo astratto che per quanto nel reale sia doloroso o passionle al punto da non poter ben interpretare queste emozioni, nella blog scultura diviene “leggibile” o interpretabile almeno per i diretti interessati, e quindi comprensibile, assimilabile. Un modo per analizzare la realtà o comunque per cercare di capire quel che ci accade quotidianamente? Il blog fa da lente per mettere meglio a fuoco la realtà? In un certo modo credo sia così.

Massaia è per me un blog recente, ma è stato un colpo di fulmine (se non fosse sposata….), questo è l’esatto opposto del precedente weblog. Questa è un’astrazione che dipinge una realtà. Persone comuni, che spesso è fin troppo facile disprezzare, qui vengono spiegate semplicemente raccontandole. Avendo il diritto di parola e senza possibilità d’essere interrotta, la protagonista mostra quale candida creatura sia in realtà. Se nel quotidiano incontrando una persona simile la si può giudicare superficiale, sciocca, o peggio, profondamente stupida. Attraverso questo Blog, che trovo stupendo, possiamo iniziare a capire i semplici meccanismi che animano le persone che a volte ingiustamente si giudicano male sottovalutandone lo spirito. Quando ero piccolo avrei voluto avere una famiglia “normale” come quella dei miei compagni di scuola, ed oggi leggendo questo Blog riscopro quelle sensazioni di un tempo. L’eccezionale racconto di una banale normalità? Il Blog fa da lente e focalizza in un unico punto -dando vita a Massaia e al suo mondo- mille vite banali, che valgono solo come statistica per i supermercati? In un certo modo credo sia così.

Un ardito commento

Feb 21 2003

Una mattina ti svegli e scopri che la tua è…

impanato uzi e allegato in Splinder's Time

Una mattina ti svegli e scopri che la tua è una via a senso unico.
Non è una metafora della vita, ma solo l’amministrazione comunale che gioca a Sim City, sulle orme dei grandi che giocano a Risiko.
Lontano dalla città, sul confine della provincia milanese, è in voga da qualche anno la ristrutturazione della viabilità. Dai nostri vicini, paesi più oppsbenestanti con un’economia florida, è in voga la ristrutturazione in stile New Age, sfere in cemento per delimitare caratteristiche zone parcheggio, porfido ad iosa sulle vie principali, fai una svolta e dalla brianza passi in riviera. Di sera passeggiando fra queste vie ristrutturate, modernizzate, molto global e sicuramente di tendenza, almeno fra gli amministratori comunali, spira una brezza leggera, non porta il profumo del mare, ma solo l’olezzo della discarica differenziata.
La nostra amministrazione comunale per non esser da meno dimostrando voglia d’innovazione e interesse per il bene del cittadino, ha così deciso di porre fine all’andirivieni indiscriminato dei mezzi siano essi pubblici o meno.
Non avendo fondi sufficienti per rifare il manto stradale in porfido e nemmeno quelli per chiudere i crateri che d’inverno si formano a ripetizione, tanto da chiedersi se ci sia dell’attività vulcanica nel sottosuolo, o semplicemente sia un test per provare come ci si senta a transitare per le vie di Bassora, i nostri premurosi geometri comunali pensano bene di regalarci una serie di complementi d’arredo urbani, colorati e vivaci cartelli stradali.
Ci si sveglia così con un rumore tipico da formula uno, sembra che Schumaker stia cambiando tre o quattro treni di gomme, in realtà sono gli uomini di un team ben diverso, stanno installando cartelli di divieto e senso unico, un po’ ovunque, operai veloci, scartano, puntano e con gli avvitatori ad aria compressa in un baleno fissano un nuovo segnale e ti chiudono la strada con un bel cartello rosso con banda bianca. Sono di poche parole, uomini duri, abituati a questi compiti difficili e rischiosi, interrogarli su cosa stiano facendo è inutile, rispondono a monosillabi: nome grado e numero di matricola. In men che non si dica il paese è infestato da una serie di cartelli segnaletici fantasmatici, coperti da cellophane lattiginoso, sottile e semitrasparente, che lascia intravedere il simbolo coperto del divieto prossimo venturo, lasciandoti addosso un senso di sospensione… Oggi, domani, quando non si sa, ma da qui non si potrà più passare.
Così d’improvviso mi ritrovo ad abitare in una strada a senso unico, peccato sia il verso sbagliato, che porta fuori paese, in direzione di quel che rimane dell’aperta campagna, ora zona industriale. Ci ritroviamo, io e i miei vicini, al semaforo in fondo alla via, lì c’è la strada provinciale 177 che girando attorno al nostro paesello ci permetterà d’imboccare un’altra strada provinciale, quella che attraversa il paese e che essendo sotto l’egida della provincia rimane inesorabilmente a doppio senso di marcia. Trascorriamo il tempo di un rosso (non un barbera, ma la lampada semaforica) chiusi nelle nostre scatole di latta, guardandoci, scotendo la testa e leggendoci i labiali. Indignati, mai consultati, privati della libertà di movimento, siamo pronti ad alimentare le code mattutine, insieme a chi si dirige sul posto di lavoro, solo per andare in paese per farci un cappuccino.
Nell’edificio comunale è il caos; chi grida in cerca del sindaco, chi invade qualsiasi ufficio aperto ripetendo ogni volta uno strano discorso sulla libertà e la democrazia, non importa che l’ufficio sia vuoto o semplicemente la toilette delle signore, il discorso sa da fare, per proteggere i propri diritti, le proprie libertà.
Bassa di statura, grassottella, ben abbronzata e con l’impeccabile chilo di stucco colorato spalmato in viso, arriva la signora sindaca. Indignata da tanta cagnara ci scaccia tutti quanti, promettendo un incontro di li a pochi giorni.
Verremmo così a sapere di quanto siano preoccupati i consiglieri comunali, dei pedoni, e delle difficoltà di transito dei mezzi pubblici. Di quanto sia diventato difficile percorrere le strette vie del paese e dell’assoluta necessità di regolare il traffico. Faremo delle piste ciclabili – dice la/il sindaco- e marciapiedi per i pedoni, metteremo panettoni per vietare la sosta e delle moderne rotonde per fluidificare il traffico la dove prima c’erano gli Stop. Quanta premura, eppure quest’anno non ci sono le elezioni…
Disegni tecnici accurati e finemente colorati, studiati al computer da importanti ingegneri di città, gente che sa il fatto proprio, mica i primi a caso, hanno studiato e progettato tutto questo appositamente per noi. Poi, cos’è tutto questo astio -ci riprende con veemenza la sig.ra sindaco- in tutti i vicini paesi hanno fatto le stesse cose, vivono felici, sicuri e senza traffico.oppsIn effetti, la sig.ra sindaco ha ragione, con tutti quei sensi unici e senza parcheggi c’è ben poca cosa da fare se non passare da una via all’altra senza mai fermarsi, saremo come in pista: sul rettilineo dell’ortolano ordineremo l’insalata, sulla variante del panettiere le michette, sulla curva del tabaccaio le marlboro. Al secondo passaggio ritireremo la spesa, sempre che qualcuno non ci sorpassi prima, in quel caso ci rimarrebbe solo il conto da pagare, magari senza passare dal via.

Chi tace acconsente

Feb 19 2003

Cercare d’essere semplici è la cosa…

impanato uzi e allegato in Splinder's Time

Cercare d’essere semplici è la cosa più complicata da fare.
Provare a semplificare un procedimento, o cercare di spiegarlo in modo semplice: impossibile.
Nel tentativo di semplificare ogni procedimento, inavvertitamente si complica ogni singolo passaggio fino ad ottenere il contrario di quanto prefissato.
Cercando di tornare al metodo che in partenza appariva complicato ci si rende conto che è impossibile, qualsiasi cosa funzionasse con quel metodo, risulta evidente che non solo non potesse funzionare, ma se funzionò lo fece male dando risultati che solo in apparenza potevano sembrare correti. Se i risultati, ricontrollati con il nuovo metodo sono uguali, probabilmente abbiamo un errore di fondo che permette ad entrambi i processi di dare soluzioni errate attraverso procedimenti corretti, siano essi più o meno complicati.




7 han detto che

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