Archive for May, 2003

May 31 2003

Waiting for the post? …

impanato uzi e allegato in Splinder's Time

Waiting for the post?

a) Lo stai imparando a memoria (il blog)
b) È talmente noioso che ti sei addormentato/a
c) Hai dimenticato il pc acceso



2 han detto che

May 31 2003

L’anello stringe e provoca dolore, fa un po’…

impanato uzi e allegato in Splinder's Time

L’anello stringe e provoca dolore, fa un po’ meno male quando arriva l’estate.

D’inverno il sole basso illumina il cucinino riflettendo i suoi raggi su tutte le stoviglie. Non c’è angolo in ombra. Tutto è illuminato dai riflessi abbaglianti, la luce così angolata da fastidio.
Al contrario, in estate, solo un cantuccio della cucina è rischiarato, l’ambiente diventa accogliente e l’ombra fresca, una meta ambita.
Ma vedo tutto da fuori, d’estate mi portano sul balcone e lì mi lasciano.

Dal terrazzo vedo il prato ben rasato e curato che circonda la biblioteca, i pini e i gelsi. Vedo i merli corteggiarsi e metter su casa tra i pini, i piccioni che tubano sul tetto del vecchio municipio, le rondini che veloci sfiorano l’asfalto della strada comunale per poi sparire sotto il cornicione della scuola, e i passeri che giocano tra l’erba e gli arbusti nel prato.
Capita che ci siano anche le gazze, una sola volta vidi una tortora.
Bellissima, le sue piume argentee brillavano dolcemente sotto il sole, da vicino poi toglieva il fiato.
Passo così le mie giornate, guardando loro che si rincorrono e giocano e senza sapere perché si amano, fanno tutto senza chiedersi perché, lo fanno e basta.
D’estate non occupo tutto lo spazio a disposizione, mi sposto lasciando il bicchiere dei semi disponibile per eventuali visitatori. Oramai è una vecchia abitudine, l’offerta per i miei indesiderati ospiti.
Oggi due passeri mi hanno portato dei rametti secchi e un trifoglio, ho mostrato di gradirli, loro hanno mangiato i miei semi di girasole. In realtà non me ne faccio niente di questi regali, e lo sanno bene, sono solo oggetti di scambio, i miei preziosi semi per quei rametti secchi e appassiti. Un merlo mi ha regalato una bacca fresca, ma era tutta schiacciata, ho finto di gradire anche questa, poi ho gettato tutto di sotto.
I piccioni non li sopporto, sono tutti malati, rumorosi e sporcano il terrazzo, non portano doni e mangiano tutti i semi.
Vorrei che venisse lei a trovarmi, come quel giorno lontano che venne a farmi visita, invitandomi a seguirla per chissà dove.
Non sapeva lei che il mio destino sarebbe stato qui, legato a questa catena.
Nessuno di quelli che vengono qua sa chi sono, mi portano regali non voluti ed io ricambio il favore con i miei doni, quelli si che sono preziosi.
Non ho scelto io di far doni, di scambiarci questi favori. Sono loro a guadagnarci nello scambio.  Io, di certo, ne farei volentieri a meno. Possono correre e volare dove meglio credono, possono trovare cibo ovunque. Se vengono qua è solo per compassione, lo so, faccio pena, con la gamba storta, il corpo ingobbito dall’età. Li odio per la loro pietà, perché possono volare dove gli pare, io invece costretto qui da queste catene. Se solo riuscissi a liberarmi scapperei lontano. Certo scapperei a cercare lei.

È successo un fatto incredibile.
Oggi la VECCHIACCIA mi ha tolto la catena e si è dimenticata di rimetterla, mi ha lasciato sul terrazzo con i semi, le noccioline e si è dimenticata la catena.
Penso che scapperò prima che faccia buio.
Ho paura. Per la prima volta mi rendo conto di quanto sia lontano da terra questo balconcino.
Zoppicando mi sono portato sul bordo e ho guardato in basso.
Ho troppa paura, non riuscirò mai ad andarmene.
Mi domando che senso ha lasciare tutto proprio adesso, ormai sono vecchio, zoppo e non ho mai visto altro che questo terrazzino, non sono autosufficiente, non ho amici. No, non c’è motivo per fuggire, oramai sono rassegnato, resterò qui. Non c’è più bisogno di catene, se non conosci la libertà come puoi desiderarla?
Si, sto bene qui, non fuggirò.
Ho visto lei alla finestra del municipio.
Bellissima come tanto tempo fa, ecco forse per lei fuggirei, ma so che nemmeno si ricorderà di me. Chissà quante storie, viaggi, compagni… che sciocco illudermi per lei.

Anche oggi la VECCHIACCIA non mi ha messo la catena, mi ha detto: “Vero che non scappi vecchio spelacchiato che non sei altro, vero?”
“VAFANCULOO” così le ho risposto.
Ho visto ancora lei, era nel giardino della biblioteca, sola.
Forse non si ricorda dove abito, questi palazzi sono tutti uguali, potrebbe cercarmi senza mai trovarmi. Se mi sbrigo a scendere in giardino forse…
Come batte il cuore!
Non capisco se è per la paura di lasciare il terrazzo o per lei.
È per lei, ma per lei scenderei anche dal campanile.
Sono sul bordo, il vuoto sotto di me, e davanti il giardino con lei che passeggia sola tra i cespugli di rosa selvatica. Come può essere così bella?
Ho troppa paura, ma sono sicuro che mi abbia visto, adesso mi aspetta, se non faccio in fretta penserà che non la voglia incontrare, la perderò per sempre!
Coraggio vecchio spelacchiato, trova il coraggio almeno una volta nella tua vita.

Suono al campanello della signora Quadri.
“Chi è!?”
“Signora sono uzi, può scendere per favore?”
“uzi chi? Perché dovrei scendere!?”
“Signora scenda per favore, Bobo è qui e…”
“Bobo? Ommadonna Bobo!”

Esce dal portone tutta trafelata, ancora in vestaglia ma truccata con il suo solito trucco pesante, demodé, quasi osceno.
L’accompagno dietro il palazzo, una scena straziante per la vecchia:
Il suo Bobo a terra, mentre una tortora fissa il corpo immobile.
La signora Quadri si avvicina piagnucolando:
“una volta che ti libero guarda che mi combini!”.
Si volta guardandomi, ha quasi le lacrime agli occhi.
“Sono trent’anni che ho questo pappagallo, me lo ha regalato il mio povero marito per farmi compagnia… Mi voleva bene sai, diceva sempre: MAMMA TIVOOGLIOBENE”. Lo dice imitando il pappagallo, mi fa quasi impressione.
“Era il re di tutti gli uccelli, gli facevano visita i colombi, i passeri, tutti lo veneravano. Proprio come un re”.
Non so che dire, la signora fissa per un po’ il povero pennuto poi tornando sui suoi passi:
“Non posso far impagliare un uccello così vecchio e spelacchiato, buttalo tu che a me fa schifo toccare le cose morte”.

La tortora spicca il volo, è di un bianco argenteo, molto dolce.
Un angelo per Bobo penso, mentre raccatto il corpo di quel povero pennuto.
Con le ali tarpate poteva volare solo così: in compagnia di un angelo.
















































Chi tace acconsente

May 29 2003

Uomo patetico d’inizio secolo.Tornando dal…

impanato uzi e allegato in Splinder's Time

Uomo patetico d’inizio secolo.
Tornando dal Warner village tutto era tranquillo, nessuno o quasi per strada, nessuna bandiera o ragazzetti urlanti e strombazzanti. Pensavo al babbo, tristo e solitario davanti al grande schermo, un po’ deluso e confortato da mia madre, che seppur s’impegni a sollevare il morale, spesso trova tutte le parole sbagliate, quelle che un tifoso preferisce non sentire. Ma mio padre ci gode a farsi coccolare, così sorvola sulle eventuali repliche da supporter e si gode le coccole.
Ho nelle cornee le ultime scene di Matrix Reloaded mentre armeggio con le mie poche chiavi, cercando quella giusta che apre il cancello di casa.
Sento mio padre urlare, non è una novità, urla sempre, è il suo tono di voce abituale. No, non è sordo. È vero, spesso non ti ascolta, sorride guardando in alternanza l’interlocutore occasionale e la tv, mentre con il telecomando alza il volume dell’apparecchio e non si capacita del fatto che premendo mute chi gli sta davanti non si zittisca di colpo. Ma non è un cattivo soggetto, come potrebbe esserlo, è il mio papà. In fondo ci voglio bene. Nonostante quindi sia una sua prerogativa fissa, quella di urlare, mi stupisce che lo stia facendo ad un ora così tarda, da solo, davanti al 47 pollici che tiene tutto per se. Adora la tv, che ci posso fare.
Mentre il cancello si richiude alle mie spalle, si fa vedere sulla porta di casa mio padre, rosso in viso come un peperone e con un sorriso a 32 denti, sembra la versione ebete di Piccinini mentre farfuglia: fuorigioco, non dato, loro il palo, giocato bene, in dieci, stirato, rigori, milan, vinto coppa.
Sorrido con lui, e svanisce dai miei occhi anche l’ultima traccia del surreale film dei Wachoski.

E del film?
Bello come doveva essere, non ho colto nemmeno una delle citazioni di cui ho letto in questi giorni. Bambolino continuava a farmi domande su chi rappresentava cosa, quando mi ha chiesto: “Ma per loro Neon chi sarebbe?” preso com’ero dal combattimento, si sa, a noi maschietti si scatena l’adrenalina e quant’altro possibile, mentre al sicuro in poltrona, guardiamo una bella scazzottata. Gli rispondo secco: “Gesù!”. Non ha più chiesto nulla, mi domando se da quel momento in poi ha interpretato il film a modo suo, oppure è rimasto sconvolto da tale rivelazione.
E quando sullo schermo compare la scritta Continua a stento trattengo un grido: bastardi! Con affetto s’intende.
Ed è stato in quel momento che ho visto la scena più toccante, mentre le luci ci riportavano al mondo reale (?). Un signore grande e grosso, biondo e riccio come appena uscito da un film di Surfer Californiani, teneva stretto in grembo un bambino addormentato.
Anche in questo caso non ho capito il riferimento, la citazione. Perché quel bambino dormiente, sdraiato sulla pancia di papà, annoiato dal film più bello del momento; è sicuramente un messaggio, che, ripeto, non so decifrare, ma riconosco.










2 han detto che

May 27 2003

Dicono che la curiosità è donna.Sicuramente…

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Dicono che la curiosità è donna.
Sicuramente mia madre mi ha dato tutta quella che aveva…

3 han detto che

May 27 2003

Domani sera con Bambolino saremo tra la…

impanato uzi e allegato in Splinder's Time

Domani sera con Bambolino saremo tra la folla, emozionato io e in cerca di tette -solo da sbirciare- lui.
I giornali non parlano d’altro, in tv non fanno altro che mandare special o interviste.
Ho già i brividi pensando al momento cruciale.
Quando sullo schermo apparirà quel verde inconfondibile mi verrà la pelle d’oca, quando vedrò la mitica squadra tornare di nuovo in campo, dopo tanto tempo, i miei occhi saranno lucidi. Mi rincresce non avere qualche gadget, che ne so; una maglietta, qualche spilla o un cappellino…
Ah! non vedo l’ora, sarà uno spettacolo esaltante, azioni spettacolari, slow motion da togliere il fiato, reverse angle e chi più ne ha più ne metta.
Non è una speranza, ma una certezza: Vinceremo!
Faticando, sudando e prendendole di santa ragione, ma ne usciremo vittoriosi.
Perché i buoni vincono sempre.

Un solo rammarico: che non sia il finale, e già fremo per Matrix Revolution…








6 han detto che

May 26 2003

Zuccherosi da far quasi schifo. Penso questo,…

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Zuccherosi da far quasi schifo. Penso questo, ogni volta che incontro Egle.
Lei è altissima, almeno venti centimetri più su dell’ultimo mio capello, non contenta, oggi portava anche quei trampoli importati direttamente dai ’70.
Ci salutiamo come se fossimo vecchi amici – culo e camicia – patto di sangue, in realtà non ci siamo mai frequentati, tutto quello che so di lei; di quando è andata a vivere in Germania, poi in Inghilterra, poi è tornata, poi aveva la fissa per la New Age, poi la mania per gli incensi e dopo per le tisane, lo so perché riferito da amici e conoscenti. La cosa dovrebbe essere reciproca, se solo avessi una vita intensa e multimaniacale, ma io di qui non mi muovo, e a parte i computer e libri non ho interessi sensazionali o che potrebbero essere fonte di conversazione. Probabile che lei di me sappia poco o nulla.

Tutte queste cerimonie sono un comodo rituale di pace prolungato fin troppo a lungo, un modo per non toccare nessun argomento e frequentare, senza imbarazzo, gli amici in comune.

Il periodo non lo ricordo con esattezza, ma il testosterone sguazzava giovane e felice e alla radio Like a Virgin era una Hit. Molti anni fa dunque.
Ci conoscevamo di vista, sempre attraverso amici comuni, capitò per caso, una di quelle situazioni che non sai dire come e perché, ma ti ritrovavi immerso fino al collo e non ne potevi più uscire.
In fondo fu solo uno scazzo giovanile, sciocchezze da ragazzini, ma ci odiammo per anni.

Ovviamente, la colpa fu solo sua.

Nel bar più giovanile del paese, la domenica pomeriggio c’era un caos incredibile; noi, paria dell’oratorio festivo, le ragazze in fuga da quello femminile, gli amici di banco punk, dark, new wave, ska, rockabilly, heavy e tutte le altre razze conosciute provenienti dalle galassie limitrofe.
In mezzo a tutto quel casino Egle se ne stava seduta al tavolo con gli amici ridendo e scherzando.

Essere giovani non significa necessariamente essere stupidi, a volte è solo scarsa esperienza, altre è proprio stupidità.

Il fatto è che Egle rideva felice, ma troppo sguaiata, il suo amico gay non sembrava molto gay, parlava a voce troppo alta, alludeva specificando troppo, si faceva toccare troppo (ma non era gay?), continuava a fissarmi, e anche quando non mi guardava sembrava farlo, se sussurrava, senza dubbio, era per dire cattiverie su chi stava fissando, o, volutamente, ignorava. Un comportamento irritante, insopportabile, da impegnarsi subito in una schermaglia verbale, qualsiasi cosa ma che quello strazio finisse prima possibile. E schermaglia fu. Di fronte agli amici iniziò così un botta e risposta velenoso, acido, quasi tonificante. Di quelle situazioni assurde, ad un tratto non desideri continuare, ma che non puoi permetterti di perdere. In fondo non mi stava antipatica Egle, era solo irritante tutto quel divertirsi, ridere e giocare, nonostante io non fossi al suo tavolo.
Dopo quella domenica, per anni, non ci parlammo più.

Oggi, per sotterrare quell’ascia, siamo così sdolcinati da risultare pericolosi ai diabetici che inavvertitamente s’avvicinano.
Potremmo, per favore, smetterla con queste danze tribali?

Dopo quel giorno ci siamo persi di vista, non sappiamo nulla l’uno dell’altra e in verità, credo che in fondo è perché ci troviamo poco interessanti.
Salutarsi senza troppi convenevoli non dovrebbe essere difficile a questo punto, siamo adulti ormai.

E diciamo pane al pane e vino al vino; Egle hai passato i trent’anni e ti vesti come una ragazzina, ho capito che la dieta è stata dura (lo è sempre per noi grassi dentro no?), ma l’ombelico scoperto non mi sembra il caso, e i Sabot non ti stanno male, ma sei già così alta! E non chiamarmi; Ciccio, caro, gioia, non sono il tuo moroso. E per favore, non dirmi: “Ti vedo in forma” la domenica mattina, quando con la barba lunga, gli occhi gonfi e la sigaretta pendula, immancabilmente mi scotto la lingua con il primo caffè.

Forse non ci sopporteremo mai.

Chissà se sta ancora con il finto gay.
La Ste, di sicuro, lo sa…











2 han detto che

May 25 2003

Troppo in alto!ho paura di cadere……

impanato uzi e allegato in Splinder's Time

Troppo in alto!
ho paura di cadere…



2 han detto che

May 24 2003

Tra gnosticismo e gnosi: la gnoma?C’è da…

impanato uzi e allegato in Splinder's Time

Tra gnosticismo e gnosi: la gnoma?
C’è da chiedersi se negli States gli attori sono tutti così e li migliorano solo i nostri doppiatori.


9 han detto che

May 22 2003

La pelle morbidascura, profumata e…

impanato uzi e allegato in Splinder's Time

La pelle morbida
scura, profumata e liscia…
ti sfioro
ti lasci aprire
con le mani sfioro
quel bottoncino…
Ti cerco ti bramo
non per come sei,
ma per quello che hai dentro
tutti i miei soldi e documenti.
mio caro portafoglio,
finalmente ritrovato.












3 han detto che

May 22 2003

Adoro le giornate luminose -come quella…

impanato uzi e allegato in Splinder's Time

Adoro le giornate luminose -come quella passata- e incontrare persone stimolanti.
La prime mi danno il buon umore, le restanti regolano l’intestino.


4 han detto che

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