Archive for September, 2003

Sep 30 2003

Ti giuro, davvero

impanato uzi e allegato in Looking for...

Guardo da lontano, osservo i tuoi movimenti, come ridi e gli sguardi che dai.
In verità, da qui non vedo la luce dei tuoi occhi, se brilla sincera o di luce artificiale, quella che serve per le relazioni sociali.
Finta, ma non falsa. Una luce di cortesia.
Vedo i tuoi amici che ronzano intorno, s’affacciano alla finestra, ti chiamano, bussano alla porta, s’interessano a te.
Lentamente torni a navigare il fiume della vita. Immagino definiresti così questo tuo ritorno tra la gente.
T’invidio. No, di più: sono geloso.
Sono geloso e t’invidio.
Sinceramente non ho pretese, non posso aspettarmi nulla più di quel che già mi hai concesso.
Lasciami macerare in questo brodo però, non faccio male a nessuno.
Potresti dire: “Ne fai a te”, ma non sai nemmeno che ti sto scrivendo, e parlartene direttamente è pura fantasia, figurati se parlo come scrivo. Non parlo e scrivo allo stesso modo (come tutti d’altronde), e tu questo lo sai.

Rimango a guardarti da lontano, mentre vivi la tua rinascita.
T’invidio perché ne sei stata capace, ne ho anche piacere, sono contento per te, e perché in fondo questo da speranza; che le cose possano cambiare.
Sono geloso perché con te è naturale esserlo, immagino che chiunque ti vorrebbe solo per se, sperare che quel sorriso non sia da condividere, vedere nei tuoi occhi la luce e anche lì, sperare le stesse cose.
Ricordo, forse è solo un’illusione, che per un momento, un istante troppo breve, siamo stati vicini. Amici, compagni di banco che si passano i bigliettini e forse qualche soluzione. Niente di più, eppure è stato qualcosa di folgorante, forte, emozionante per un sognatore, che in fondo ha sempre la speranza che la situazione, come per magia, si evolva, sfoci in qualcosa di più.
Ora mi viene da ridere, come sempre, il “dopo” porta con se un po’ di lucidità, e con essa l’ovvietà degli eventi più prossimi. Hai notato che non c’è stato distacco? Certo, siamo amici. Gli amici sono così, non si lasciano come amanti.

Mi hai chiamato e chiesto come vanno le cose, non contenta ma rassegnata hai salutato, lasciando intendere che non ne fossi per nulla convinta.

Davvero, tutto bene, non capisco perché ti preoccupi tanto.

Una zingara mi voleva leggere la mano, mi ha preso il palmo ma ho rifiutato. Così lei mi ha guardato, e tutta seria in quel suo italiano stentato mi ha detto:
“Hai qualcosa nel cuore”.
“Si, un by-pass” le volevo rispondere, ma ho solamente sorriso. Troppo facile come predizione, e scontata la risposta.

La domanda oggi è tornata, con parole diverse, da persona differente, ma sempre la stessa: che c’è che non va?
Niente, tutto bene.
Mai come ora sono stato così normale.

Non sono incasinato, innamorato o pieno di debiti.
Non ho moglie a cui pensare, figli da mantenere, suocere da sopportare.

Ho trovato il mio posto, e lì resto.
Sto bene così.
Così.

16 han detto che

Sep 29 2003

Catrame

impanato uzi e allegato in SubRoutine Quotidiane

Per concludere; dopo essermi asfaltato per bene i polmoni:
Corro per otto chilometri.

Fino a ieri cinque, ma con queste sigarette nuove, ho un accumulo di stress che solo la corsa può eliminare.

Un ardito commento

Sep 29 2003

Condensato e Nicotina

impanato uzi e allegato in SubRoutine Quotidiane

Sirchia non lo conosco, di lui so che ha la smania di ripulire le arterie degli italiani, e che per farlo non rinuncia a consigliare di mangiar meno e smettere di fumare.
Ridurre le razioni di cibo può essere complicato.
Rendere la vita dei fumatori se non difficile, per lo meno fastidiosa quando il fumo che spandono, quello gli riesce benissimo.

Accetto il fatto d’essere ghettizzato.
Accetto i divieti nei locali pubblici.
Accetto, malvolentieri, che i distributori automatici funzionino dalle 23 alle 7.
In fondo accetto tutto, ma non toccatemi le mie Luky.

Ridurre il condensato e la nicotina equivale a cambiar marca.
Fumare una Luky proveniente da un pacchetto con la dicitura funebre non è la stessa cosa. Non centra nulla la scritta, è proprio il taste che cambia.

Sirchia non lo conosco, eppure già mi sta sulle balle.
Non è del tutto colpa sua, questa è una legge europea.
L’euro, le sigarette, non mi piace molto essere europeo.

La Philip Morris ha di recente acquistato la maggioranza del primo rivenditore privato di tabacco in Serbia.
La British American Tobacco, la maggioranza del secondo.
Io acquisterò un motoscafo, magari sponsorizzato P.M.
Si accettano ordinazioni.

2 han detto che

Sep 29 2003

L’anno che non piovve

impanato uzi e allegato in SubRoutine Quotidiane

La divisa scura con gli alamari d’oro, qualche fregio sul petto e lo sguardo severo.
Pronto a dirigere le truppe all’attacco sferrando, se necessario, colpi a sorpresa, usando tattiche studiate per mesi a tavolino. Gesticola ai sottoposti come disporsi, è rapido nelle mosse quanto nel decidere, non v’è ombra di dubbio nel suo sguardo ora più truce e duro che mai.
Predisposto al comando da un fattore divino, dopo aver disposto i suoi uomini, basta un monosillabo via radio per dare il via.

Squillano le trombe e rullano i tamburi:
Passa la banda, a seguire i religiosi in abito da cerimonia, con le croci come stendardi, poi la folla vestita a festa.
La processione mattutina sfila per le vie, dando ufficialmente inizio alla festa. Dopo la messa c’è l’aperitivo in piazza. Sereni e tranquilli gli abitanti del paese non temono nulla; il generale veglia sul traffico, controlla i sensi vietati, rallenta chi corre troppo e zittisce i fracassoni in motorino.

Un vigile così non si trova facilmente.
Questo ha fermato anche la pioggia.

Chi tace acconsente

Sep 28 2003

Fratelli nella notte

impanato uzi e allegato in SubRoutine Quotidiane

Quattro del mattino, un bip bip anomalo risuona nel silenzio, allarmi lontani fischiano nel buio. L’occhio verde della sveglia è spento; nessun riverbero dai lampioni per strada, le spie che di notte imitano la skyline di un’improbabile città lillipuziana sono spente, unica eccezione l’occhio arancione del gruppo di continuità, che lamentandosi per l’eccessivo perdurare della mancanza di corrente emette sempre più rapidamente i suoi allarmati bip.

All’esterno il buio è totale, non c’è lampione che funzioni, nemmeno all’orizzonte: dove di solito brillano gli aloni rosei delle lampade, agli incroci sulla strada provinciale, s’intravede un bagliore.
Accendo una candela, e quasi ne sono accecato, l’intero panorama è nero, unico punto di riferimento il cielo rischiarato dalla luna, che però non si fa vedere.

Sento dei passi salire le scale, ma non vedo nulla, non ricordo d’aver mai provato un’oscurità così; totale, assoluta, quasi una privazione della vista.
Una voce dal pianerottolo: “Sono io” dice mio fratello. Rispondo con un grugnito, e biascico qualcosa a proposito del buio.

Il gruppo di continuità ora tace, anche lui ha esaurito la sua scorta d’elettroni liberi, la spia arancione che di taglio illuminava il pavimento è spenta. Ora il silenzio è totale, anche gli allarmi lontani tacciono.
Spengo la candela e torno a letto, sembra troppo buio per poter dormire.

3 han detto che

Sep 26 2003

Don don

impanato uzi e allegato in SubRoutine Quotidiane

A mezzogiorno il rintocco delle campane si confonde con l’agonia.
Questo perché, a sentir loro, la torre del campanile è in condizioni pessime, prossima all’autodistruzione. Per questo la campana principale è muta ormai da mesi, quanti, non saprei dire. Le conseguenze sono i rintocchi monotoni, che superando il numero di tre, suonano a lutto anche per merenda.
Capita che morendo poco prima di mezzogiorno, l’ultima tua colpa, non perdonabile causa sacramento già inoltrato, è d’attentare al fuso orario.
Suonano a lutto oppure la mezza, andiamo a pranzo con la fascia al braccio, male che vada siamo del Nucleo Controllo Cucine.

Un ardito commento

Sep 25 2003

FFwd

impanato uzi e allegato in SubRoutine Quotidiane

Mia sorella mi manda una email.
Ovviamente è il solito forward aziendale, al quale risponderò in modo logorroico, al che, lei mi telefonerà per un discorsetto da cinque minuti, due dei quali per:
ciao ciao ciao, ma dobbiamo vederci noi due, ciao ciao ciao…
Essere compreso nella lista dei destinatari (le sue amiche) non so se ritenerlo un errore o un tragico giudizio sulla mia sessualità.
Questo però, non lo avevo ancora visto.

8 han detto che

Sep 24 2003

Splinderate

impanato uzi e allegato in Pura Fuffa 100%

Splinder ha creato un sistema di feed che comprende, oltre al post del blog preferito, anche i commenti.
Un sistema che in qualche modo sopperisce al mancato generatore di feed e un lettore on line dedicato. Pregevole operazione, ma:
Non sarebbe stato più semplice generare un feed rdf come fanno tutti, e lasciar gestire questo, come meglio si crede?

Rimane, Splinder, sempre un sistema chiuso, certo 20.000 blog non sono pochi, e probabilmente con tale numero possono permettersi di dettare le regole che preferiscono, inoltre la semplicità d’uso è inoppugnabile. Nonostate tutto però, rimangono una realtà a se stante, quasi che ad integrarsi con il resto del mondo blog fosse un’oltraggio.
Splinder è semplice e veloce, molto più comodo di altre piattaforme, ma rimane testardamente diviso dal resto del mondo blog, privando la propria utenza dei sistemi ormai comuni a tutte le piattaforme weblog (se escludiamo quegli orrori tecnici che sono i blog dei giornalisti). Nessuno, che io sappia, riesce a darsi una spiegazione del perchè di quete scelte.

9 han detto che

Sep 24 2003

Festa

impanato uzi e allegato in SubRoutine Quotidiane

Un lavoro certosino. Tagliare un pezzetto di nastro rosso, unire le estremità con due punti di graffetta, passare al nastro bianco, ripetere l’operazione inserendo l’anello precedente prima di chiudere. Ripetere l’operazione per ottenere una collana lunga una ventina di metri. Preparare con gli stessi nastri dei fiocchetti.
Applicare la colonna sulla rete del giardino, sul cancello disporre il nastro in modo da ottenere una X bicolore. Affrancare i fiocchetti su cancello e rete. Otterrete così una simpatica decorazione che dichiarerà la vostra gioiosa partecipazione alla festa del paese.
Sommariamente sono queste le operazioni da eseguire per far parte della massa festante, un lavoro certosino che ogni anno si ripete, rinnovando le decorazioni alternando gli anelli agli intrecci, oppure festoni a V con punto di fuga sul tetto di casa. Impegnativo e probabilmente anche pericoloso, se fatto dalla casalinga smaniosa che corre tra la cucina, dove prepara torte di cioccolata, e la scala da pompiere con estensioni e prolunghe da affrontare con corde di sicurezza o un paracadute.

Credo che in ogni piccola comunità la festa locale è vissuta più nella preparazione, che nel festeggiamento effettivo.
Le donne corrono dal panettiere con immense scodelle colme di un impasto marrone, carico di pinoli, canditi e il cioccolato più puro esistente sul mercato. C’è chi prepara dieci piccole torte, altri solo due ma di dimensioni smisurate, ci sono poi i professionisti del festeggiamento, che preparano dieci piccole torte da regalare a parenti ed amici che non vivono in paese, e tengono per se quelle smisurate, unico valido nutrimento del weekend paesano.

Per tutti vale la regola del: mai soddisfatti.
Le manifestazioni sono tutte puerili, la messa del giorno di festa troppo simile alla funzione delle altre domeniche, le giostre poco divertenti di giorno e troppo rumorose la sera.

La festa del paese una volta si festeggiava la seconda domenica di settembre, ma pioveva sempre, così è stata spostata alla terza, poi all’ultima.
Tutto inutile; piove sempre lo stesso, e se non è una domenica di pioggia, avrà piovuto a sufficienza nei giorni precedenti; i festoni e le decorazioni saranno tristi ed appassiti, a volte persino sporcate dalla terra portata dall’acqua, che inzaccherando i campi dove hanno parcheggiato il tiro a segno e gli altri baracconi, rende ardua l’impresa da parte delle signore di sfoggiare, dopo la messa, gli “eleganti” abiti comprati al mercato ritoccati dall’amica sarta e spacciati come pezzi firmati. Rischiando di rovinare le preziose scarpe di vernice che indossano solo per poche ore l’anno: la festa del paese e la mattina di natale, a volte anche per pasqua, sempre che tra una festa e l’altra, si riesca a smaltire il noioso “gonfiore” che rende quelle eleganti calzature strette e dolorose al punto da non poterle indossare nemmeno per quelle poche ore.

Da piccolo mi piaceva andare alle giostre. Mi piaceva girare in tondo sulla macchina dei pompieri o sul missile, poi crescendo iniziai a preferire il tiro a segno, ma compresi ben presto che i pupazzetti di peluche mi erano regalati per l’enorme impegno e relativa spesa, e non per la precisione della mia mira.
Ancora lontano dal comprendere la mia estraneità a quella festa, sostavo sul bordo pista degli autoscontri, di fianco alle casse enormi dove per ore ascoltavo, assordandomi, le hits di fine decennio.
Un giorno, non so di quale anno, decisi che non ci sarei più andato, ero ancora piccolo, ma non abbastanza da passare inosservato tra i giovani possessori di testosterone. Io a competitività zero, ciccione e pavido, mi ritirai presto e lasciai ad altri il compito d’azzuffarsi in quel pollaio con troppi galli per poche galline.

Dopo la scuola dell’obbligo fu facile perdere ogni contatto con i locali, gli indigeni festeggiavano ed io restavo a guardare: la pioggia inesorabile, i trenini che facevano il giro turistico di un paese che ha come strada principale un provinciale che lo attraversa come un taglio fatto da un chirurgo ubriaco.
Osservavo divertito l’esecuzione della stessa recita, proposta ogni anno nello stesso periodo sotto la stessa pioggia. Per un po’ fu deprimente non partecipare, non essere parte della massa gioiosa e felice ad ogni costo, poi fu piacevole sentirsi estranei a quel bailamme. Infine, dimenticai tutto, associando la festa del paese ai giostrai frustrati e perennemente arrabbiati, e a quelle insopportabili macchine con altoparlante che gracchiando giravano per le vie promovendo incontri, giochi e danze.
Abito in questo paese da sempre, ma partecipo solo al pagamento delle tasse, il resto è solo rumore di fondo.

Quest’anno però anch’io ho i miei paramenti, perfettamente nello standard, gioiosi al punto giusto, senza voler essere più belli degli altri ma nemmeno al di sotto del minimo cattivo gusto. Estetica perfetta e conformata.
Un lavoro lungo e ripetitivo, noioso. Da disfare il prossimo martedì.
Farlo non ha nessun senso per me, ma la mia dirimpettaia sfoggia nastri alle finestre, sul balcone e sulla porta di casa. Siccome la sua casa è facile da vestire a festa, ha chiesto il permesso per fare una collana d’apporre sulla recinzione del mio giardinetto, poi si è lasciata prendere la mano e mi ha infiocchettato anche il cancello.
Guardo divertito tutti questi nastri e fiocchetti spuntare sul perimetro della mia proprietà, mi sento come quando ero bambino e mia madre mi vestiva a festa, con il maglione color carta da zucchero, le trecce ricamate che sembravano fatte apposta per evidenziare la pancia, i pantaloni che pizzicavano e generalmente erano di colori orribili.
Ora piove ed i nastri luccicano sotto la luce dei lampioni, domattina saranno sporchi e appassiti, pronti e adeguati, come ogni anno, per la festa del paese.

Un’ultima occhiata alle decorazioni prima di andare a dormire, un pensiero come un lampo: con tutti quei nastri, speriamo che domattina il cancello si apra, non mi stupirei se la vicina, nella sua smania decorativa, avesse legato tra loro le inferriate.

5 han detto che

Sep 22 2003

Cabala

impanato uzi e allegato in SubRoutine Quotidiane

Non guardo troppa tv, e quando lo faccio guardo solo qualche telefilm.
CSI in testa, seguono Star Gate e 24 ore, qualche volta Will e Grace (irresistibile l’amica ricca, insopportabile l’amico scemo) o Dahrma e Gregg. Niente da fare per Sex in the city, ed ho spiato qualche volta Ally Mcbeal, mai per l’intera puntata.

Eppure questa notte ho sognato proprio lei: Ally.
Ridevamo divertiti da non so quale situazione, lei mi passava delle carte che mi riguardavano, una, l’unica che ho guardato, era il referto d’un esame.
Sotto una tabella di valori c’era un referto alquanto strano, diceva così:
Stima del periodo di vita rimanente: 18
Note: se 21 gli anni si contano come per i gatti.

Di solito non ricordo i sogni, anche quando mi sveglio di soprassalto non ho idea di quale sogno, o parte di esso, mi ha spaventato al punto da preferire il mondo reale da quello dei sogni. Questa mattina però ricordavo benissimo questo passaggio, mentre leggevo il referto mi dicevo che 18 anni non sarebbero stati certo tanti, ma è un periodo ragionevole.
Mi lascia perplesso il valore degli anni, perché se ventuno, devo calcolarli diversamente? Si dice che per un cane l’anno umano vale sette volte, escludendo il primo. Per i gatti è la stessa cosa? E poi; che me ne importa, a me rimangono diciotto anni, non ventuno.
In realtà, quello che mi disturba è non sapere perché ho consultato un avvocato.

      Da giocare mercoledì:
         21 (la donna nuda)
         18 (il sangue)
         3 (il gatto)
         55 (18+37 la musica)

4 han detto che

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