Oct 31 2003
Archive for October, 2003
Oct 30 2003
Stimatissimi
Non sanno quello che vogliono, ma lo desiderano più che mai, di più:
lo pretendono.
Lo pretendono da te, che sai benissimo non saranno lo stesso soddisfatti, ma tant’è grande la loro brama, quanto piccola la capacità di sapere cosa.
Loro sanno quel che vogliono, ma non lo sanno spiegare, devi capirlo intuirlo dotarti di preveggenza e lettura del pensiero.
Altrimenti che ci stai a fare lì?
E ringrazia, fissando il pavimento, l’onore ricevuto.
Grazie.
Oct 30 2003
Rumba
Guardo la pioggia sottile cadere illuminata dai lampioni.
Il pensiero si contorce nevrotico, torcendo premendo torchiando le viscere del discernimento, così che laide parole, come oleosi umori risalgono dal tiepido e scuro luogo, cercando invano di formare frasi allineabili, miseramente cascano l’una sulle altre simili a piastre di un domino.
A volte sembra abbia smesso, ma basta spostarsi un poco e la luce torna a riflettersi sulla pioggia sottile. Lei si sposta lentamente fino a diventare ancora invisibile, nella notte illuminata artificialmente il cielo sembra ancor più scuro.
Cade l’acqua, salgono le parole.
Sopra, sotto, tutto nero.
Oct 29 2003
Ciao come va?
Una grossa porta di legno lucido e caldo, le rifiniture in ottone sono lisce al punto che c’è da chiedersi se non sono vellutate. Scorre sui cardini leggera sebbene l’interno sia blindato e interamente occupato dalle imponenti serrature e relativi meccanismi a scatto. Prima di scivolare mollemente sui cardini silenziosi, avverti la resistenza, ci si deve appoggiare un poco, e poi ancora prima che cominci a muoversi. La guardi, la valuti, e hai la certezza che da quella porta, una volta chiusa, non passerà nulla, forse nemmeno l’aria.
Appena sveglio ho capito che c’era qualcosa di diverso, la mente non progettava cosa fare nelle prossime ore, nessun’idea irrealizzabile si faceva largo tra le sinapsi, nemmeno un desiderio materiale tornava impetuoso a reclamar quattrini.
La tranquillità mattutina è durata a lungo.
Solo verso mezzogiorno me ne sono reso conto. Ho chiuso la porta.
Quello che c’è dall’altra parte non mi riguarda, non più ormai.
Tutto il desiderio, la voglia, le residue forze per cambiare le lascio dietro quel pannello spesso e impenetrabile. Certo non si può chiamare felicità, ma è meglio che rintronarsi di domande inutili, piangere di continuo su quel che sarebbe stato se… Nemmeno sono sicuro di come sia successo, ho trovato chiuso e non ho insistito tanto. Alla mia età non sta bene, più pragmatismo e contegno dunque.
Si, se rimane com’è, non è una grossa perdita quel che è rimasto dall’altra parte, cosa sia poi, già non lo ricordo.
Ho conosciuto Wind l’anno scorso a marzo, lei nove anni più giovane di me gironzolava su newsgroup ormai abbandonati. Lo scambio di mail fu immediato e qualche sera ci trovammo anche con ICQ. Per qualche tempo lo scambio fu impressionante, delle vere e proprie lettere, lunghissime, raccontavamo tutto di noi ci prendevamo in giro e scherzavamo sulle nostre debolezze.
Soprattutto lei, sulle mie.
Sono un sognatore e dalle parole scritte traggo sempre delle conclusioni affrettate, sbagliate per approssimazione dell’altro, che non è tutto in quelle parole, ma esiste in un mondo tridimensionale e vive oltre lo schermo. Dovrei aver imparato ormai, ma lo scorso anno mancava l’ultima lezione. Ora continuo ad idealizzare chi c’è oltre lo schermo, ma in qualche modo riesco a filtrare emozioni e stati d’animo strazianti che dei semplici pixel accesi riescono ancora a darmi.
Insomma: ho passato l’esame per un pelo.
La natura umana richiede la fisicità, c’è un momento in cui il contatto è necessario, anche solo per guardare negli occhi la persona con cui stai parlando da mesi, perché dopo le lunghe lettere notturne, si era passati al telefono e nonostante al telefono le cose fossero completamente diverse; scrivere è più facile che spiccicar parole, ma a questo pensava lei, dotata di notevole capacità oratoria s’interrompeva solo per sentire se fosse caduta la linea, a volte nemmeno quello ed io rimpiangevo gli spot pubblicitari che, almeno loro, ti danno l’opportunità d’andare in bagno.
Simpaticissima, sveglia, intelligente, piena di risorse e, cosa che a me fa impazzire: scappata da casa appena maggiorenne.
Nonostante tutto questo, l’idea di poterla incontrare nemmeno mi sfiorava, come non mi ha mai sfiorato più d’un anno dopo, quando capitò d’incontrare altre persone che vivono, nonostante tutto, di là del monitor.
Le email si diradarono, s’accorciarono e infine sparirono, come sparirono i messaggi al cellulare e le chiacchiere notturne. Che avevamo da dirci poi, non lo ricordo nemmeno. Teorizzo che sia per mancanza di fisicità, ma potrebbe benissimo essere per palesata stronzaggine del mittente qui presente. Ad aprile non facevo altro che scrivere mail chilometriche, maggio fu meno estenuante, giugno passò velocemente, saltammo luglio per mandarci scherzosamente a quel paese verso agosto. Ridendo qualcosa fu scritto ancora. Lei ogni volta carica di novità: la casa nuova, nuovi impegni, radicale cambiamento di vita, viaggi e spostamenti vari. Mentre da parte mia il nulla più assoluto.
Oggi ha telefonato, raccontandomi le novità della sua vita; di come ancora una volta sia cambiata, di nuovi progetti e delle cose che può fare ora che è libera e che è felice, nonostante il suo tipo l’abbia da poco mollata in mezzo ai debiti.
“Wind non mi avevi mai detto d’avere il tipo”
“Gioia, non me lo hai mai chiesto”
“Si, vabbè, però vaffanculo…”
Abbiamo chiacchierato, per lo più lo ha fatto lei per una buona mezz’ora. Arrivando sempre alle stesse conclusioni: lei rasenta la perfezione del saper vivere, io sono una schiappa, un fifone che non si decide a spiccare il volo.
Le ho ricordato che sulla soglia dei quarant’anni hai poco da volare se non lo hai mai fatto prima. Reazione prevedibile e altrettanto prevedibili parole, sotto questo punto di vista perde punti, non si trattiene dal ripetere i soliti discorsi triti e ritriti quando capita l’occasione. Il tanto parlare probabilmente ha i suoi svantaggi, alla fine devi usare un concetto patetico per mantenere il flusso.
Ha chiesto che le scrivessi qualcosa sul perché la mia vita non è stata stravolta, un “topic” questo, che andava molto nelle nostre email primordiali.
Al momento l’unica riga che sono riuscito a scrivere, poi cancellata e riscritta ancora, è simile a questa: “Wind, vaffanculo, non ho voglia di scrivere niente” con ironia, sia inteso.
Ho tempo fino a giovedì per cambiarla, lei prima d’allora non avrà accesso alla casella di posta.
Ecco, non fai in tempo a chiudere, che già qualcuno dall’altra parte chiama.
Forse è il vento.
“Spingi, è aperto”
Magari non ha sentito. Speriamo.
Oct 27 2003
Cambio. Anzi no. Però
Quando sua moglie gli ha dato la notizia è corso subito da me.
- Dimmi che non è vero…
~ Vero è vero, mi piace quella..
- Tu sei pazzo, fatti due conti e vedrai che non conviene.
~ Non conviene mai.
Mi spiega per un’ora perché e percome non dovrei fare un passo tanto avventato, tutto a memoria nemmeno un foglieto, senza ombra di dubbio, statistiche confronti. Snocciola ogni dato come se parlasse del tempo.
Alla fine mi convince, o meglio desisto causa vergognosa situazione economica.
Un amico è: quella persona che senza darti del pirla, te lo fa capire.
Oct 27 2003
La domenica nel villaggio
“Le palpate che le avete dato eh? Lo so che quella rossa ve la siete fatta tutti”.
Furibonda e ubriaca pronuncia male tutto quel che dice, la lingua impastata dall’alcol sembra faccia fatica a scandire le parole.
Manuel non la guarda nemmeno, biascica qualcosa fissando il pavimento, anche lui vittima dei fumi alcolici.
fragole… »
Oct 26 2003
Splinderate II
Un dettaglio.
Aggiornare l’ora quando si passa da legale a solare.
Oppure vietare di fare commenti prima del post.
Cose da niente, appunto.
Oct 26 2003
Pippa Blues
L’impressione si
che tutto quello che
Quello che d’uzi non è
non valga la pena
d’essere vissuto
vissuto così
altri giorni però
che un uzi sia troppo
troppo poco
per vivere
Oct 25 2003
Io e mia Sorella
Io e mia Sorella ci vediamo raramente, ogni tanto uno scambio d’e-mail; da parte sua sempre i soliti allegati che le girano in ufficio. Le rispondo che non voglio gli allegati, non li apro mai, che le slide di power point le cancello a priori, e se proprio ci tiene a farmi sapere che è viva, mi mandi un saluto: banale; forse, ma personale. Da parte mia, quindi, nient’altro che risposte falsamente piccate.
Niente di più personale.
Capita anche di sentirci per telefono. Casi rari, più spesso lei manda un messaggio che si può riassumere in parte così:
Non ci sentiamo da tanto, ho voglia di vederti e parlare, ci possiamo vedere giovedì? Che ne dici? Ciao D.
Le rispondo che si, sarei molto felice d’incontrarla ma il tal giorno non è possibile, oppure ha scelto un orario in cui lavoro (in quindici anni non hai ancora capito quando stacco, sei gnucca eh?).
Lo scambio è breve, un messaggio a testa, al massimo due. A volte arriviamo persino alla comunicazione verbale, prendiamo accordi per dar luogo all’incontro.
Ridendo le dico: “Sembriamo due politici che manovrano nell’ombra chissà quali accordi segreti, e che due persone normali non dovrebbero avere tanti problemi solo per trovarsi a scambiare quattro chiacchiere”.
Per futile o meno che sia, il motivo per non incontrarci c’è sempre.
Esattamente non ricordo l’ultima volta che c’incontrammo, credo si possa parlare d’anni ormai. Appena laureata mi regalò un sacchetto di cotone rosso, forse ricamato da lei che in quegli anni si dilettava con l’uncinetto, trattenuti all’interno da un nastro, cinque confetti dello stesso colore, un regalo che custodisco ancora. Chiacchierammo poco e male. Sentivo allora, e sono sicuro che anche oggi non sarebbe diverso, una gran differenza tra quelli che eravamo un tempo e gli adulti d’oggi.
All’apparenza nulla era cambiato, in un ipotetico film la stessa scena poteva essere girata con i protagonisti del passato. La confidenza di un tempo però era riprodotta solo superficialmente, le cose che dicevamo; banali scambi di convenevoli.
Sembrava un riavvicinamento forzato, ed in qualche modo lo era.
La confidenza che ci univa, sincera e assoluta, non è cosa che si può creare a comando, nasce da situazioni particolari, dagli stati d’animo del momento, dalla voglia di confidare e di custodire gli altrui segreti. Possono essere altri mille i motivi per i quali nacque quella grande amicizia, ma di ciò che un tempo ci univa, oggi rimane solo un ricordo. Certamente splendido, ma un ricordo.
Pochi giorni sono passati dall’ultimo messaggio che ho ricevuto sul cellulare, niente di nuovo in quello che mi ha scritto e nemmeno io le ho risposto diversamente.
Ed ora il silenzio è calato di nuovo.
Presumo ci sentiremo poco prima di natale per gli auguri di compleanno, poche settimane dopo per quelli di natale, un SMS per capodanno -spedito con largo anticipo per non rischiare l’intasamento della mezzanotte- e i restanti appuntamenti fissi: pasqua, per le di lei pulizie primaverili, dove scherzeremo sul fatto che il suo compagno non c’è mai; il mio compleanno e ferragosto.
Sinceramente mi va bene così perché ho paura che ritrovandoci, avendo tempo per parlare non potremo mai più essere quei due amici che si confidavano tutto.
Nelle poche volte in cui ci siamo visti è stato fin troppo facile indovinare le cose sulle quali sorvolava; mi parlava della vita come se fossi la sua migliore amica, mentre le ultime volte; come se fossi uno dei suoi amici.
Beccata, vero?
Ed io non ho nulla da dire? In questi anni non è successo gran che, e quello che ho da raccontare, coincidenza volle che in quel periodo lei sparisse dalla circolazione, riguarda un passato che preferisco resti dov’è. Sarebbe corretto ricordarle che quando avevo bisogno di qualcuno vicino, lei non c’era? No.
Innanzi tutto è un modo per non riavvicinarsi, poi è noto quanto sono bravo a chiudermi e non dire nulla, se per un qualsiasi motivo ritengo non si debba sapere una determinata cosa. Infine darei certamente l’impressione di volerla accusare di un’assenza che non è tenuta a giustificare.
Ora tengo il cellulare sotto controllo, non si sa mai.
In cuor mio spero non richiami.
Chiamerò io, per porgerle gli auguri di buon compleanno.
Nonostante tutto questo, sono certo che se chiamasse per un’urgenza, se mai avesse bisogno di me come un tempo, non esiterei un istante ad essere da lei.
Perché nonostante tutto, lei è sempre mia Sorella e quella cosa che un tempo ci univa, oggi non ci lascia andare.
Oct 25 2003
Energhia
decelerare bruscamente
con l’ausilio
del guard-rail
SI

















