Feb 29 2004
Blow in the worm
Cronos imbrogliato da un budino di parole alla vaniglia digitale.
Salviamo tutto nella ram biologica.
ovvero: non ricorderemo niente, ma si riderà ugualmente.
Feb 29 2004
Cronos imbrogliato da un budino di parole alla vaniglia digitale.
Salviamo tutto nella ram biologica.
ovvero: non ricorderemo niente, ma si riderà ugualmente.
Feb 29 2004
Una precisa opinione su ogni cosa.
Inutile, banale, già detta.
L’importante è: avere un opinione.
Non importa se riciclata, impunemente copiata o miseramente dettata.
Mai farsi cogliere dal dubbio, e men che meno dubitare delle proprie opinioni, semmai cambiarle, ma non dubitare.
Giusto?
Feb 28 2004
è con questo ippi
ch’è ‘rrivato qui
ha lasciato ‘n commento
che dicea così:
l’aggeggio per far pipì
te l’ingrandisco da così a così
Feb 28 2004
Ascolto i tuoi doppi sensi, nemmeno tanto velati, lo sguardo di sfida e il cappuccino mezzo rovesciato sul piatto.
Non riesco a capire se mi fai più rabbia o pena.
Alla tua età dovresti tacere.
Dovrei farlo anch’io.
Feb 27 2004
Almeno fino a Sabato.
Feb 26 2004
Le mani tozze, le dita corte forti e larghe, segnate da graffi colmi di polvere scura. Le unghie; una breve lamella che non copre l’intero dito, contornate dalla stessa sostanza. Marchio indelebile della propria casta.
Maneggia sul tavolo una miniatura, pietra o resina quando cade produce un suono secco, rimbalza più volte, qualcuno si volta ma perde subito interesse.
Un piccolo cavallo marrone, striato sui fianchi da venature più scure.
Cade in equilibrio sulla coda, così da somigliare ad un rampante simbolo.
Tirato come un dado, cade sul fianco. Di nuovo lanciato rimbalza, poggiando il muso e le zampe anteriori.
Le mani tozze e dure accarezzano e giocano con la statuina, labbra screpolate dal freddo sussurrano parole misteriose.
Fissa il mio sguardo attonito, sorride.
Mi confida un segreto:
-Porta fortuna, e se oggi non rimane in piedi, domani tenterà ancora.
Feb 25 2004
Un altro pezzo di titanio.
Digitale certamente no, suonatore di metal detector forse ci riesco.
Feb 24 2004
Lo sapevate che i blogrolling di splinder sono bacati?
Semplicemente modificando un link si può accedere a qualsiasi blogrolling e modificarne la lista.
Oggi sono buono, li avviso.
Feb 22 2004
Se fosse un panno, sarebbe macchiato di caffèlatte.
Se fosse un foglio, sarebbe quel vecchio diploma sotto le federe della nonna, ingiallito e odoroso di sapone.
Se fosse una fotografia, sarebbe quella della prima comunione, con i colori di trent’anni fa e la sottile sfumatura seppia che ogni istante, minuziosamente, deposita sul cartoncino lucido.
Pioveva ma la luce era simile a quella di un tardo pomeriggio estivo, e c’era anche freddo, ma i colori dicevano il contrario.
Osservavo rapito il contrasto: dall’interno della casa, illuminata artificialmente, sembrava d’osservare un ambiente ricostruito, creato solo per essere osservato. Come un terrario, forse un diorama che ha passato troppo tempo alla luce del sole, ed ha perso la brillantezza originale.
In questo paesaggio ambiguo e affascinante, non smettevo di fissare un punto preciso del cortile, aspettando di vederlo apparire da un momento all’altro.
Quell’uomo curvo dallo sguardo severo, che sussurrava parole con voce di pianto, e poi forse piangeva anche, così, senza motivo apparente.
Aspettavo di vederlo da un momento all’altro seduto sulla panca, e temevo m’avrebbe sgridato. Non ho idea del perché, o forse la causa è proprio nella mancanza di una motivazione, per un elogio o un rimprovero.
Lui, che nelle vecchie immagini è sempre ritratto con una di quelle giacche povere. Di quelle che, comprate al mercato avrebbero dovuto durare una vita, e nonostante le tarme, l’inverno gelido e l’estate assolata; quelle giacche sempre più lise e scolorite non l’avrebbero abbandonato nemmeno oggi.
Una volta ne indossai una per curiosità, ma mi stava stretta al punto che, pensai, l’avrei strappata solo movendo le braccia in avanti.
Ho aspettato per tutta la mattina di vederlo sulla vecchia panca.
Verso mezzogiorno sono uscito, ho poggiato la mano sulla plastica cotta dalle estati passate ed ho scostato quella che, a quel punto, sembrava una granita rovesciata da un bimbo distratto.
Sotto la poltiglia d’acqua e ghiaccio c’era un sottile strato di polvere ocra, con un dito ho tracciato cerchi, mentre la pioggia sottile ripuliva dai ricordi.
Feb 19 2004
Mi affaccio all’uscio, consapevole che qualcosa è cambiato.
Effimera consapevolezza, più che altro è un’abitudine quella di guardare fuori per accertarsi che non sia cambiato nulla.
Sorpresa: piove. Meglio, cerca di nevicare. La luce dei lampioni svela che mischiata alla pioggia c’è qualcosa di più consistente. In realtà fra poche ore non rimarrà traccia alcuna del misero tentativo d’imbiancare, nemmeno riuscirà a pasticciare le strade con quella fanghiglia gelida e sporca che solitamente rimane dopo la prima nevicata mal riuscita.
Lodevole il tentativo di regalarci una candida giornata, anche se in ritardo sui tempi. Sarà per la prossima volta.