Archive for April, 2004

Apr 30 2004

Beta

impanato uzi e allegato in In my mind

Satinato e con l’anima piccola.

3 han detto che

Apr 30 2004

Più di un semplice sharing

impanato uzi e allegato in SubRoutine Quotidiane

Pagine di un libro ricevute via mail, scansione di fogli ingialliti con frasi sottolineate a matita. Ad un primo sguardo: scambiato per artificio, composizione ricercata ed effetti realistici dovuti ai mirabolanti filtri di Photoshop.
Dopo un’osservazione più accurata si può notare che: le lettere rovesciate delle pagine precedenti, compongono parole e frasi di senso compiuto e non sono ripetizioni casuali di caratteri. Ora mi sento catapultato nei panni del personaggio di un film di fantascienza, che osserva stupito un libro antico attraverso uno strumento moderno.
Mettendo da parte la fantasia e l’analisi dell’immagine, quel che rimane è molto di più che una semplice scansione di un vecchio libro. Un racconto completo, tanto per cominciare. La sottolineatura, da cui si potrebbe trarre qualche conclusione, ma questo è un compito arduo. Posso intuire che la matita ha segnato un passaggio ritenuto importante, una cosa gradita. Oltre non vado, le supposizioni sono troppe ed io mi perdo troppo facilmente.
Il racconto breve, due pagine, è dolce e anche un po’ amaro, di quelle storie che ti lasciano un po’ così.
Di nuovo, ringrazio.

Vado ad ordinare il libro.
Non credo sia il caso di chiedere la scansione dell’intero volume.

Un ardito commento

Apr 29 2004

Ritardo

impanato uzi e allegato in SubRoutine Quotidiane

Sono in ritardo e mi tocca subire il silenzio opprimente della saletta d’attesa. Silenzio innaturale, spesso infranto dal sibilo del trapano nella sala adiacente, o dai sospiri della matrona che sfoglia un settimanale scandalistico.
Le poltroncine sono agganciate una all’altra e dondolo ogni qual volta la signora, sospirando, cerca la posizione più comoda, mentre legge le vicissitudini di Costantino e quella là. Gioco con il cellulare, scrivo un messaggio e lo cancello, cerco di far passare il tempo scaricando la batteria, sperando che non chiami qualcuno perché ho una suoneria da vergognarsi. Il tempo passa e nessuno esce dalle due salette, capita di sentire la voce indistinta di Gina, l’assistente, che risponde al telefono.

-Pronto studio dentistico, dica.
~Ciao. Scusa, sono in ritardo anche oggi.
-Ma…
~Tesoro sono dal dentista. Devo fare solo un controllo, non mettermi il muso eh! Vedrai che me la sbrigo in un attimo!
-Ma scusa tu…
~Dai, due minuti e ho finito, ti prego ti prego ti prego…

Sento lo sguardo pietoso degli altri pazienti posarsi su di me, fino a che una porta si apre: Gina si affaccia appena, da uno sguardo rapido ai pazienti per individuarmi, poi fa cenno di seguirla.

Lei apre la porta dell’ambulatorio. Il dottore sta ridendo ancora.
-Quanto sei scemo, vedi d’essere in orario la prossima volta!

3 han detto che

Apr 27 2004

Aka aka wroom wroom

impanato uzi e allegato in SubRoutine Quotidiane

Ricordo bene quelle mattine d’inverno: prima lo slalom tra le pozzanghere ghiacciate e poi, di corsa, col naso rosso e il vento gelido che scompigliava quella massa incolta di capelli. Tu in sella a quel motorino sgangherato che parlavi in continuazione, solo agli incroci; forse per lasciarmi concentrare sulle precedenze e guizzare tra il traffico mattutino, tacevi. Di certo erano discorsi che andavano fatti, cose che tenerle dentro ti sembrava di scoppiare.
Tornando a casa, quando io pensavo a quale bugia inventare, tu riprendevi il discorso e ti perdevi, mischiavi il vissuto con le chimere. La fantasia non ti è mai mancata, non hai mai potuto fare a meno di partire per la tangente, cavalcando chissà quale sogno impossibile.

Un tuo amico, compagno di scuola e di tragitto, un giorno ti chiese:
“Ma quando parli da solo, cosa ti dici?”.

Vorrei saperlo anch’io, perché non ricordo nulla.
Forse qualcosa d’importante c’era.

5 han detto che

Apr 26 2004

I tre giorni del cluster

impanato uzi e allegato in SubRoutine Quotidiane

Sabato pomeriggio, rapida occhiata ai blog di riferimento. Tergiverso e ammicco a qualche post. Controllo ancora alcune immagini preparate da giorni e pronte all’uso, quando l’attenzione cade sulla task bar, il piccolo globo che segnala nuovi aggiornamenti di windows fa nuovamente capolino tra le icone. Sono giorni che rinvio l’installazione di questo pacchetto, non perché ritengo inutili gli aggiornamenti, semplicemente ho già installato questa patch più volte, qualcosa nel sistema non funziona, ed ogni due giorni mi viene riproposta l’installazione. Cose che capitano, ed in precedenza ero anche riuscito, con un upgrade generale, a levarmi di torno queste piccole aggiunte.
In genere installo di notte, quando, anche se obbligato riavviare il computer, non lascio il resto della rete senza accesso ad internet. Non è che la rete di casa, mamma controlla il conto in banca, e mio fratello scarica dati aggiornati e statistiche varie.
Di solito scaricare gli aggiornamenti è solo questione d’aver pazienza, per trovare qualcosa con cui ingannare il tempo, decido di riprovare ad installare Linux sul vecchio pc. Mentre su Bonzo, il computer principale di casa, scarico gli aggiornamenti, sul Pinguino provo l’ennesima installazione di Mandrake. Pinguino è il mio vecchio pc, dotato ancora di scheda audio ISA e CPU Intel 333Mhz che, non so come, sono riuscito ad overclockare a 377Mhz durante la fase hardware che quest’inverno ha fatto trovare al resto della famiglia pezzi di computer sparpagliati per casa. Pinguino oltre ad essere obsoleto, ha un altro grosso handicap: il monitor. Ereditato dal nonno, un Intel 486 66Mhz, il monitor è un diciassette pollici in grado di far diventar guercio anche Polifemo. Sfarfallio è un eufemismo, questo tubo catodico è il figlio illegittimo di un vibratore e una sirena, vibra, sibila e fischia come un ossesso. Per questo cerco sempre d’installare Linux in modalità testo, e poi così: fa tanto Hacker. In verità mi annoio, passo da un mouse all’altro e clicko distrattamente OK, acconsentendo a tutto quello che le finestre d’avviso passano sui rispettivi monitor.

Dopo una mezz’ora di questo pendolare tra un installazione e l’altra, finalmente vedo, per la prima volta, la schermata grafica di Mandrake. Si, perché l’installazione e l’avvio di Linux in formato testo fa tanto Hacker, ed è gradita ai miei occhietti tanto delicati, ma sinceramente ho bisogno di tempo per comprendere bene gli alberi delle directory. Insomma: sono windows dipendente. Io, che non volevo nemmeno vedere windows 3.1, e sostituivo tutto con dei chilometrici file batch: ora in modalità testo mi sento un po’ perso, in particolare quando cerco di capire in quale directory mi trovo, senza l’ausilio di un albero in formato grafico.
Sarà l’età.

Felice e contento per la riuscita installazione, nonostante lo smacco di accantonare momentaneamente la modalità testuale, non mi sono accorto che anche Bonzo ha finito di scaricare ed installare gli aggiornamenti di windows. Riavvio il computer principale senza esitazione: da qui comincia l’incubo.
Al riavvio windows segnala un errore che mi blocca alla schermata iniziale. Di accedere al desk top non se ne parla. L’ironia vuole che i computer collegati continuino ad usufruire della condivisione cartelle e internet, ma da qui non si entra.
Il numero di volte che ho riavviato il computer in questo fine settimana non si conta, di certo supera quello degli ultimi due anni. Spengo e riaccendo, passando in modalità provvisoria con supporto di rete, così da salvare il salvabile sul disco fisso di qualche altro pc. Non c’è niente da fare, l’unico modo per vedere il desk top è la modalità provvisoria, senza internet né rete. Praticamente isolato e impossibilitato a fare backup con il masterizzatore.
E pensare che ho comprato i DVD solo per quello. Giuro.

Dopo due ore d’inutili riavvii e fantasiosi tentativi di recupero impostazioni precedenti, decido di reinstallare windows xp. Salvo quel che mi sembra indispensabile, sperando di non scordare le cose più importanti, non troppo preoccupato. Reinstallare senza formattare non dovrebbe farmi perdere dati.

Ma l’entità che protegge gli smanettoni oggi ha già dato, la schermata di Linux sflicchera divertita al mio fianco. Mi domando: c’è un senso mistico in tutto questo? Credo siano i primi segni di cedimento, la prossima fase sarà l’isteria vendicativa, altrimenti conosciuta con il nome di: Spacco Tutto.

L’installazione, tentata più volte, non va oltre le prime schermate. Durante l’analisi del sistema viene rilevato un errore hardware, con relativo schermo blu e note incomprensibili su cui far riferimento.
Va bene, vuoi il gioco duro? Ed io ti formatto la partizione. Ah!

Inizia la fase: avviamento da CDRom, che mi accompagnerà fino alle prime luci di domenica.
Cambiando il metodo d’installazione, i risultati sono sempre gli stessi, uno dei mille file misteriosi di windows, genera un errore hardware.
Inizio a temere per l’integrità del disco fisso, cerco qualche santino da porre sul coperchio del disco fisso.

Recupero i dischetti di ripristino di W98 e WMe, ma nonostante siano stati conservati con cura, ormai sono illeggibili.
Come formatto questa maledetta partizione?
Mi volto, ed ecco l’arma definitiva che brilla nel suo argenteo luccichio: Linux.
Non sono in grado di gestire i firewall di Linux, nemmeno ho i driver per installare il modem adsl, quindi non installo in modo definitivo, ma solo per fargli spazzare via windows da questa partizione.
Non resto a pensarci troppo, non ho alternative. L’unico amico cui poter chiedere aiuto, dopo aver lasciato il sistema di Bill Gates a friggere nel microonde, ha giurato assoluta fedeltà al pinguino ormai da anni.
Linux decide d’installarsi nella partizione primaria, dividendola in tre parti.
Va bene, fa un po’ quel che ti pare, basta che mi levi di torno quel pasticciaccio brutto che non mi fa lavorare.

Nel frattempo il panico da “Avrò salvato tutto?” ha raggiunto il suo apice, per poi precipitare nel pozzo delle cose cui pensare dopo.

I mozziconi di sigarette fanno a gara con i riavvii, vincono i riavvii. Per ora.

Ad installazione avvenuta, spengo e si riparte con windows.
Qui c’è da ridere: non esiste Fdisk, l’applicazione che nei sistemi Microsoft precedenti, era solita gestire le partizioni. A sostituire l’utility DOS, una semplice, e assolutamente inefficace, serie d’opzioni comprese nelle schermate d’installazione. Mentre con Linux ho tergiversato tra le opzioni per inesperienza, ora su windows mi dispero per le scarse possibilità di manipolazione.
Faccio quel che posso con gli strumenti messi a disposizione, ma le partizioni create da Linux sembrano incancellabili. Non perdo altro tempo, decido di tenere il disco frazionato in cinque parti, una delle quali resterà in gestione a windows per oscuri scopi che lui definisce: “Gestione”. Mha…
Finalmente vedo le prime schermate d’installazione di windows xp, mi fa male la testa, ho gli occhi che bruciano e il culo piatto. La fase Spacco tutto è nuovamente rinviata, le piccole speranze riescono a mantenere stabile il mio equilibrio mentale.

Le prime cose da fare in xp, per me, sono:
Cambiare lo sfondo con un bel blu scuro a tinta unita, eliminare tutte le animazioni dei menu e passare alla “vecchia maniera”, installare il modem e scaricare l’ultima versione di Norton Internet Security.

Non riesco a portare a termine il download del software, una finestra mi avvisa che il sistema sarà spento per un errore grave causato da RPC (Remote Procedure Call).
Non ho la minima idea di cosa sia, ma già provo un sentimento d’odio per RPC.

Non ho alternative, spengo e riaccendo. Con la speranza che sia solo una fase d’adattamento del software alle nuove condizioni. C’è da ridere, lo so, ma capita anche questo. Purtroppo non è giornata, il sistema si spegne più volte senza possibilità di portare a termine alcunché.

Che faccio, reinstallo?
Che altro vuoi fare…

Installazione II, la vendetta.
Ci provo, ma non funziona, stesso errore persistente.

Installazione III, Back in action.
Prima di ricevere avvisi di spegnimento, infilo il CDRom e installo windows da windows.

Ora sembra funzionare ma dopo aver installato il modem, scaricato e attivato l’antivirus, arriva la sorpresa: ho preso un Worm.
Ho appena installato il sistema operativo, non ho navigato, nemmeno scaricato le email, e sono infetto? Dèi della telematica, ma com’è possibile!

Ovviamente l’infezione non è riparabile con il sistema operativo che lavora a pieno regime. Sarebbe troppo semplice.
Riavvio in modalità provvisoria, e riesco ad eliminare il file infetto, almeno così afferma l’antivirus. Per comodità, gli credo.

Nelle ultime ore ho passato in rassegna i vari fogli sparsi pieni d’appunti, cercando password e quanto utile a recuperare le impostazioni delle caselle email, perché il sistema esporta/importa account d’Outlook 6, non è compatibile con il sistema d’importazione d’Outlook 6. Le email, per fortuna, è riuscito a leggerle ed importarle. Scopro così di non aver dato risposta a qualche email negli ultimi due mesi, mi sento in colpa, ma ormai è tardi e faccio finta di niente.

Il sistema sembra stabile, nei prossimi giorni cercherò di reinstallare i programmi grafici, gli editor html, l’occorrente per fare, editare e rinominare i file MP3, e quel che serve a masterizzare.

Mentre scrivo il piccolo globo che segnala gli aggiornamenti disponibili è tornato a far capolino nella task bar.
In testa ho la musica di Ai confini della realtà.

E adesso?
Che faccio?

3 han detto che

Apr 24 2004

144

impanato uzi e allegato in SubRoutine Quotidiane

Corro quasi tutti i giorni, in media impiego trenta minuti per coprire poco più di cinque chilometri. Il: poco più, varia tra cento e trecento metri, in base a quante volte porto il runner a dodici km/h, velocità limite che mantengo per pochi minuti.

Il quadrato di dodici è 144.

Le vibrazioni che provengono dal basso salgono lungo la spina dorsale, ad un data frequenza s’insinuano tra le terminazioni nervose, creando un collegamento wireless con il sistema nervoso. Se sei bravo, se oggi hai la sensibilità giusta.
Pistoni e carburatori sono i tuoi nuovi organi di movimento, gli pneumatici di tatto. L’energia cinetica è l’equilibrio.
Il quattro cilindri che vibra davanti a te è come il canto di una balena, devi cantare la stessa canzone, ballare la danza del gruppo, sentire le coppie entrare una dopo l’altra, un coro che grida ad ottomila giri. E sale.
Le strade presto divideranno il gruppo, ognuno sarà nuovamente solo, circondato da manufatti di plastica e alluminio, scatole statiche che sussurrano appena.

Piega leggera, per nulla impegnativa, libero rapidamente l’incrocio immettendomi nella provinciale a doppia corsia. Brusco scatto del polso, i pistoni rispondono senza esitare, i giri salgono rapidamente. Indice e medio della mano sinistra stringono la leva, il polso destro scatta, guizzano i muscoli della gamba, il grido si placa, il numero di giri cala, il polso riprende a muoversi fluidamente, il canto riprende tono.

La visiera del casco è più vicina, il collo alto del giubbetto preme sulla carotide, la pressione dell’aria indica il mio limite naturale di velocità, ancora un poco, solo pochi gradi sul goniometro virtuale della manopola.

Lo sguardo non si ferma, rapido passa dallo specchio all’orizzonte, valutazioni, analisi, supposizioni.
Di nuovo gas.
Ora percepisco chiaramente la pressione della pelle conciata sulla carotide.
Di nuovo sul retrovisore, e poi avanti, quanti mezzi, quali possono essere pericolosi.
Ancora un po’, solo un po’ di più.
Retro, orizzonte, affluenza a destra, slalom, retrovisore, orizzonte, tachimetro.

Colpo d’occhio, luce blu, anomalia ad ore tredici! No quattordici, troppo tardi.
Cazzo gli sbirri.

-10 punti. (art.142 comma 9°)
Superare i limiti di velocità di oltre 40 km/h.

-10 punti. (art.148 comma 16°, terzo periodo)
Sorpasso di veicolo che sta a sua volta sorpassando, etc.

Sono pronto a tutto, ma non mi pento.
Sempre che, siano riusciti a vedermi.

4 han detto che

Apr 23 2004

Zenzero

impanato uzi e allegato in In my mind

Mise tutte le sue verità sopra la propria testa, così da togliersele dalla vista.
Ben presto dimenticò di sé le cose più semplici, e il peso, di quelle verità che non vedeva più, l’oppressero fino a stremarlo.
Passando e vedendolo, avresti riso anche tu di quell’uomo che teneva sulla testa quel che avrebbe dovuto tenere sul cuore, e che cercava quel che s’era nascosto.

Un ardito commento

Apr 22 2004

D’utilità

impanato uzi e allegato in SubRoutine Quotidiane

Si avvicina lentamente, gli occhi hanno il colore della notte, la pelle quello del caffelatte, ha un viso splendido e pulito; innocente si, ma non ingenuo. La fisso cercando di comprendere quel che dice. Parla a stento la mia lingua, lo stesso pretende d’essere capita, riesce nel suo intento porgendo telefono e una tessera di plastica. Ripete in continuazione: “Vuoto”, indicando prima il cellulare poi la tessera. Non ha bisogno d’altro per farsi intendere.

Il cellulare è un vecchio modello, color rosso Ferrari e ricoperto da piccoli adesivi, fosse un blog, lo definirei pieno di “Pucci Pucci”. Credo di comporre il numero per la ricarica telefonica, ma lei spazientita strappa dalla mia mano telefono e tessera:
“Vuoto!” Ripete spazientita.
Capisco che il telefono è senza credito e non può ricaricare, immagino abbia a che fare con molti bambini, perché mi guarda come una maestra osserverebbe un alunno alle prese con le prime frazioni. Indica il display, dove una sequenza di numeri spunta tra gli adesivi. Tiene il braccio alzato, con lo schermo azzurro rivolto a me, con il mio telefono compongo il numero del servizio ricarica e aspetto le istruzioni. Dopo qualche minuto il suo cellulare emette un trillo, con lo sguardo serio pigia i pulsanti in continuazione, poi alza gli occhi fissandomi brevemente e sussurra “Grazie” in modo esotico.
Vorrei spiegarle che non dovrebbe fidarsi così degli sconosciuti, ma è un discorso difficile da fare, e lei è già sull’altro lato della strada.
Si allontana lentamente.

Chi tace acconsente

Apr 21 2004

Time is

impanato uzi e allegato in In my mind

Un ora e ventitrè minuti.
Quattromilanovecentottanta: ma se…

4 han detto che

Apr 19 2004

Provaci tu

impanato uzi e allegato in SubRoutine Quotidiane

Non sono orgoglioso della mia nazionalità, ci sono capitato per caso qui. Nemmeno mi piace chi, per partito preso, dileggia il paese in cui vive. Non mi piace chi va a sbandierare il proprio orgoglio nazionale, non per questo mi vergogno d’essere italiano.

Credo che in punto di morte, pronunciare quella frase non sia per nulla facile.
Verso mezzogiorno, mentre discutevo con mio fratello sono stato obbligato a ripeterla ad alta voce.
Ad alta voce fanno un certo effetto quelle parole, quasi mi strozzavo, e non avevo niente puntato contro, dovevo solo farmi sentire tra la caciara generale.

Il resto, bene o male, è già stato detto e scritto.

3 han detto che

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