Aug
31
2004
Dolore, fastidio e pessimismo come tre fantasmi galleggiavano tra il letto e il soffitto, facendo a turno per tenermi sveglio.
Non dormivo e ti ascoltavo respirare, qualche volta ti ho anche svegliato muovendomi bruscamente e tu bofonchiavi:
“Che c’è?”, allarmata e piena di sonno.
Ti assopivi, ed io tornavo a fissare i tre spettri e ad osservarti mentre dormivi.
Sembravi uno scoiattolo quando, nel sonno, con le dita ti sfioravi il nasino, avevi un’aria serena, nello stesso tempo severa ma non tesa o arrabbiata. Ricordavi una dama ottocentesca, una di quelle donne dipinte in un ritratto antico.
Non chiedermi perché di quest’idea, è solo una delle tante cose che scopro osservando la tua normalità.
Ogni tanto ti accostavi e nonostante tutti i miei acciacchi, mi hanno reso un po’ insofferente; lo so e mi spiace. Era lo stesso piacevole il tuo calore.
Quando s’è fatta mattina, le prime luci hanno diradato l’oscurità e anche i tre fantasmi se ne sono andati.
Ti ho spostato una ciocca e tu, piano piano, hai aperto gli occhi.
Aug
29
2004
Sforacchiato e perseguitato da uno strano movimento interno: ho l’impressione che i miei organi si muovono in blocco ogni volta che passo da posizione verticale ad orizzontale e viceversa, abbandono il posto letto che il Mandic mi ha offerto per 13 giorni.
Le mie prime ferie pagate. Se proprio vogliamo trovare un lato positivo alla vicenda.
Il ricordo di quest’esperienza sarà per lo più dovuto alle cure, croniche, cui dovrò sottopormi. I sassolini, che non sono proprio sassosi ma, a quanto descritto nelle pagine internet che ho trovato sull’argomento, “burrosi”; li ho conservati e li terrò per un periodo indefinito. In fondo mi fanno un po’ schifo e in parte mi vergogno anche d’aver prodotto siffatto materiale. Non ho idea del perché, ma è così.
Souvenir ben più prezioso, che non ha nulla a che vedere con pillole, punture o residui biliari, è la tua presenza costante. Non hai mollato un attimo. Questo, a mio avviso, va oltre ogni parola scritta o pronunciata. Hai dimostrato con i fatti quanto tieni alla mia persona: sfidando i tuoi tentennamenti, imbarazzi e, sicuramente, quelle “pippe” mentali che ti accompagnano costantemente che fanno tenerezza e anche un po’ ridere. Dire grazie, a questo punto, credo sia il minimo; ma so anche che non è sufficiente. Per ora non trovo altro da scrivere che queste poche righe e, in modo precario, stringerti più forte possibile.
Aug
28
2004
Quattro buchi nella pancia, cinque se contiamo l’ombelico.
Aug
27
2004
Via libera.
Anche l’ultimo ecoscandaglio ha dato esito negativo.
La via e’ libera.
L’uomo dei sogni ha detto: ok, dormirai.
La via e’ libera.
Il barbiere ha detto: ok, ora sei liscio. Vai.
La via e’ libera.
Due buchini, non soffrirai.
Bevi questa pozione, un respiro profondo.
A tutto il resto ci pensiamo noi.
La via e’ libera e adesso tocca a me.
Aug
26
2004
Si susseguono malati nella mia stanza. Operati e dimessi a tempo di record. Nemmeno riesci ad imparare il nome e gia’ ti salutano, con il sorriso un po’ tirato e lo sguardo di chi pensa: tu resti, ma per fortuna io me ne vado.
Non mi da fastidio lo sguardo, forse solo un po’ d’invidia, vorrei indossare io quella maschera da cerimonia d’addio.
Perche’ sono stufo.
Stufo di gemiti e rantolii e sospiri che sembrano l’ultimo fiato e colpi di tosse talmente flebili da sembrare gorgoglii d’un annegato.
Sono stufo di vedere tubicini che si colorano di colori vivaci, ma non per questo allegri. No davvero.
Sono stufo di vedere vite che si assotigliano e gente che trema, se la fa addosso, sanguina e ti guarda con occhi opachi e non ha piu’ nemmeno voglia di dirti quanto sta male.
Sono stufo di mogli, madri, figli, e parenti che sorridono e poi si voltano a piangere un morto prossimo venturo.
Sono stufo del chiasso delle pompe, dei campanelli di chiamata, delle sirene che s’interrompono poco prima d’arrivare qua, dei suoni che di notte mi svegliano e non so se buoni o cattivi.
Sono stufo del dolore, di fingere che non c’e’ o di non accorgerti nemmeno piu’, che al mio fianco non dorme "l’ernia di mercoledi’", ma un povero cristo come me.
Aug
25
2004
Il giovane dottore chiede:
"Facciamo per venerdi’, va bene?"
Come se fosse l’appuntamento dal parrucchiere o la visita di controllo dal dentista.
Certo che mi sta bene, mi sarei fatto operare anche oggi pomeriggio pur di sbrigare la faccenda.
Ancora una volta le mie previsioni sono state disattese.
Anche al lotto non sono gran che.
Meglio se evito di pronosticare gli esiti dell’intervento.
Aug
25
2004
Per una volta mi e’ piu’ facile tener conto del tempo, piuttosto che degli eventi.
Auguri Tellina.
Aug
25
2004
Ho un presentimento sempre piu’ forte: non mi operano. Non subito. Probabilmente saro’ rimandato a casa per tornare, quando non so’, ed essere sottoposto al tanto atteso intervento.
Il problema, immagino, sono io.
Al primario, piccolo e rasato a zero, ricordo il suo "secondo": alto e con tanti capelli.
Al "secondo" ricordo il primario: basso, capelli corti e senza baffi.
Sono discriminato anche dalle infermiere: non soffro abbastanza e sono autosufficiente.
Fortunatamente misurano solo la pressione e non i livelli di paranoia.
Aug
24
2004
"aspetta in camera l’infermiera che ti accompagna giu’, devi fare un’ecografia d’urgenza" mi dice l’infermiera, sorprendendomi sul terrazzino mentre, di nascosto, apriro una Luky.
Un’ecografia fuori programma e d’urgenza.
Panico e pippe mentali a non finire.
L’ecografia si rivela poi una radiografia, l’urgenza e’ solo un mezzo per farmi ottenere la priorita’ per saltare la fila di pazienti gia’ in attesa. Il dottore che ieri mi ha operato, voleva semplicemente accertarsi che tutto fosse andato per il verso giusto. Nient’altro che un rapido controllo. Spero.
Di sicuro con tutte queste radiografie, uscendo da qua, non potro’ fare a meno d’essere molto piu’ brillante.
Magari ci guadagna anche lo stile di scrittura.
Aug
24
2004
Affacciandosi alla finestra la giornata appare grigia e malinconica. Un sole timido fatica a bucare le nuvole e brevi piogge scuriscono per qualche minuto le strade.
Nella corsia, al contrario, questa mattina c’era confusione come ad un mercato di paese. Lettini vuoti o carichi sfrecciavano con destinazioni diverse; sala operatoria o analisi d’ogni genere, pazienti in day-hospital vagavano senza meta precisa in cerca d’informazioni. Altri, pronti a lasciare l’ospedale, facevano la spola tra il banco del reparto e l’armadietto da svuotare, chiedendo carte per dimettersi, giorni di malattia, diete ad hoc e chissa’ cos’altro.
Tra il via vai generale ho perso due compagni di stanza. Dam e Luca sono stati dimessi, felici e contenti ma non troppo convinti d’essere guariti. Almeno questa e’ stata la mia impressione. Pin, alloggiato nella camera di fronte alla mia, ha lasciato il reparto dopo pranzo. Vergani, suo compagno di stanza e mio socio a scala, e’ in sala operatoria e non tornera’ in questo reparto prima di due o tre giorni.
Mi rallegro con chi parte, scambio auguri con tutti e credo poco alle promesse di future visite.
In camera con ne rimane solo Luigi (l’uomo che biascicava parole incomprensibili), verra’ operato domattina e per qualche tempo non sara’ qui. Non perdo una gran compagnia; un poco sordo e duro di comprendonio, occorre sempre alzare la voce e riformulare i concetti in dialetto per ottenere risposte ‘on-topic’.
La mia operazione in laparoscopia, prevista per domani, e’ sicuramente rinviata. Non ho ancora trovato un dottore; in questa confusione e’ come cercare un idraulico il sabato pomeriggio. Ma anche senza informazioni ufficiali, e’ ormai cosa certa che il mio ricovero si prolunghera’ fino alla prossima settimana.
Fossi a naja sarei gia’ un nonno adesso.