Jan
30
2005
Ho viaggiato poco, ma ho corso molto.
Non ho fretta, ma gli eventi richiedono sveltezza.
Ascolto molte voci, ma non comprendo che poche parole sparse.
Cercavo, ma ho accumulato tutto alle mie spalle senza guardare.
Ho imparato qualcosa, ma non c’è scuola per quello che devo imparare.
Rispetto il prossimo, ma in relazione a quanto mi rispetto.
Non voglio giudicare, ma le mie sentenze sono inopinabili.
Manco di logica, ma sono facile da capire.
Io.. ma io.. io ecco… io, io.
Jan
26
2005
La sala è grande e ben riscaldata. Potrebbe contenere più del doppio delle persone presenti. Alle spalle dell’oratore la scenografia è composta da gigantografie d’epoca delle zone caratteristiche del paese. In un angolo il proiettore di diapositive, già acceso, mostra un rettangolo bianco sul muro spoglio. Il corso dura circa quattro ore, non c’è bisogno d’essere simpatico o instaurare relazioni durature; in fondo siamo tutti colleghi, di conseguenza concorrenti. Ad ogni modo anche se passo per scorbutico poco importa, non vedrò più in vita mia queste persone.
Il tizio seduto davanti a me si alza, con movimenti ampi si toglie il giaccone posandolo sulla seggiola libera al suo fianco. Tasta l’indumento e da una tasca interna estrae il cellulare, lo apre e canticchia:
Three is the magic number…
Vorrei chiedergli se, cantando il motivetto ogni volta che apre il cellulare, fanno uno sconto sulle chiamate. Magari non sa come impostare le suonerie all’accensione ed è solo un po’ di frustrazione.
Quattro ore, poi non le vedrò più in vita mia.
Alla domanda: tu di dove sei?
Scatta il panico e cerco di rispondere con un indirizzo internet.
Jan
21
2005
Finisce, si spera, una settimana dedicata alle cose che non funzionano.
In successione ho perso: l’acqua calda e termosifoni, si è rotta la caldaia. La lavastoviglie e lo stereo. Il cellulare non ho ancora deciso se portarlo o no in assistenza. Aspettando ancora un po’ scadrà il periodo di garanzia. L’orologio figo fa ancora le bizze e provo un certo imbarazzo a tornare, per l’ennesima volta, dall’amico orologiaio con il segnatempo scassato.
Del cellulare e l’orologio poco importa. Non sono indispensabili e all’occorrenza si possono sostituire. La lavastoviglie è una comodità cui fare a meno è davvero sgradevole, ma anche in questo caso si può trovare l’alternativa: far lavare a qualcun altro è sicuramente la migliore.
La caldaia invece non ha sostituti. Sui termosifoni freddi posso chiudere un occhio, ma senza acqua calda e relative docce bollenti, non resisto. Non essendo propriamente rotta, ha solo il bruciatore difettoso che ogni tanto si blocca e non parte più, si cerca di tirare avanti come si può nell’attesa dell’omino blu che la ripari.
Capita allora di veder peregrinare presso il locale caldaia uno o più famigliari, che con una veloce occhiata controllano la spia di blocco. Capita di sentire il rombo del bruciatore che cessa all’improvviso e, colti da uno strano presentimento, correre al capezzale della caldaia per controllare che tutto funzioni a dovere. Non si prende sonno, se non cullati dal dolce brontolio del bruciatore. Nel caso ritardi a partire, non c’è problema ad uscire dal letto in mutande e, dirigendosi verso il locale caldaia, girare in cortile come in una sera d’agosto. Arrivare al cospetto di sua maestà la caldaia sperando di trovare la spia segnalazione blocco spenta, e che rimanga così per tutta la notte.
Capita anche di trovarsi ad aspettare la normale partenza del bruciatore, e se la notte puoi sentirlo distintamente, durante il giorno può capitare di zittire il tuo interlocutore per tendere l’orecchio cercando di percepire quel brontolio cupo e vibrante.
~ Zitto shhh, fai silenzio un momento.
- Eh?
~ Zitto…
Vbbbrrrrrr…
-Ah, OK tutto bene. Dicevi?
Ed è proprio in quel momento che, guardando negli occhi la persona che ho di fronte, vedo in lui una certezza: non sono un pazzo che desidera un sistema multimediale in auto, io sento le vibrazioni.
Jan
18
2005
Un pollo cucinato al vapore è diverso da uno cucinato arrosto, alla griglia o allo spiedo. Cambia il sapore, ma resta sempre un pollo.
Puoi criticare il metodo o il cuoco, non il pollo.
Jan
15
2005
Quanto influenza il blog:
Sapere d’essere letto, ma non da chi.
Sapere d’essere letto e conoscere chi ti legge: rimanendo anonimi.
Sapere d’essere letto e conoscere chi ti legge: palesando la propria identità.
Conoscere chi ti legge, ma non sapere d’essere letto.
Non aver mai preso in considerazione la cosa prima, e cominciare a preoccuparsene.
Jan
12
2005
A modo suo chiacchiera e sfodera sempre quel sorriso smagliante. Quando rimane in disparte il suo viso si fa subito serio, gli ci vuole un momento per tornare da dove i suoi pensieri lo hanno trascinato.
Sorride Giustino, mentre spiega che in famiglia sono contenti. Affranti per la perdita ma felici per come sono andate le cose. Ha perso due sorelle, un nipote e un cognato. Sono soddisfatti perché li hanno seppelliti in una fossa comune, ma in una bara. Tutti e quattro in un’unica bara. Ci fa capire che sono stati trattati degnamente e la soluzione è decorosa e soddisfacente. Mentre spiega queste cose non manca mai di sorridere e di agitare le mani come solo da lui ho visto fare.
Non puoi mettere in dubbio la sua sincerità, è veramente soddisfatto di come hanno seppellito i suoi cari.
Nemmeno puoi sapere dove va, quando per pochi secondi rimane in disparte e sul suo viso cala quella maschera di profonda tristezza.
Scommetto però, che nessuno vorrebbe accompagnarlo.
Jan
08
2005
Ci sono risposte che non si possono dare, altre che è meglio non dare.
Esistono momenti in cui si prendono decisioni, irrevocabili, unilaterali, senza aspettare un consenso o qualsivoglia consiglio.
A giocar con le parole si potrebbe affermare: non sempre la decisione giusta è la migliore da prendere. Ed anche: non sempre la decisione migliore, è quella giusta. Baloccarsi con le parole fino a perdere la cognizione per quale delle due scelte si è deciso e, dopo, perdere di vista la motivazione scatenante fino a confondere tutto in un marasma di retorica e filosofia da quattro soldi. Non sono un retorico né filosofo, ma sono uno specialista nel perdere di vista il nocciolo della questione ed arrivare a creare futuri possibili in cui perdersi a fantasticare senza fatica.
In questi giorni, non solo limito le mie fantasie tarpando le ali ad ogni se o ma che mi passa per la testa; declino anche il dolce invito ad ogni gioco di parole o filosofia spicciola. Ho uno strascico, una via di mezzo tra la scia lasciata da una lumaca e la traccia fumosa di un aereo abbattuto che precipita. Mi alterno tra le due immagini. Sento, ad intervalli alterni, il procedere lento strascicato e appiccicoso della lumaca. Per poi passare d’improvviso ad una sensazione di rassegnato spavento; quando appare la scia bruna del mio biplano che precipita e, volgendo lo sguardo davanti a me, le nubi nascondono l’inesorabile destino. Un modo per allungare la vita alla speranza, che è si l’ultima a morire; ma è quella che soffre di più.
Speranza, destino, lumache ed aerei che precipitano per ora li metto in un sacchetto che nasconderò da qualche parte, ben sapendo che ogni tanto inciamperò in questo pandorico fagotto per riprendere da capo ogni pensiero e tessere nuovamente la tela. Tela che userò per fare un fagotto dove mettere speranza, destino, lumache, biplani.
Non è la decisione giusta, ma è la più facile da prendere.
Jan
07
2005
A conti fatti non sono peggio di molti altri.
Ok, in futuro vedrò d’impegnarmi di più.
Jan
05
2005
Sei un paria, un diverso
messo all’indice, senza scampo; non c’è verso.
Stammi lontano, è chiaro che sei malato.
Da te non voglio esser appestato.
Ti allontani, per non infastidire.
Ridono di te, e hanno lo stesso da ridire.
Sei un essere micidiale
il tuo vizio sarà letale.
Per la strada con l’indice puntato
a guardare il tuo gesto depravato.
Sei di razza differente
le tue proteste non serviranno a niente.
Ti danno del vizioso, e già ti hanno inquadrato
senti che tanfo, lezzo, puzzo di bruciato!
Sei di razza inferiore.
maledetto fumatore.
Jan
03
2005
Un suono lontano rompe l’idillio, ma basta un pensiero e questo cessa.
Torna, il suono, un po’ più vicino: è quello della sveglia, perché suona?
Ha un significato, eppure al momento mi sfugge.
La sveglia suona e il mio braccio non riesce più a trovare la traiettoria esatta, la mano s’abbatte ripetutamente su occhiali e libri.
I processi logici tornano dalle vacanze notturne, assegnando al fastidioso rumore un significato ed eventuali azioni da intraprendere: spegnere la suoneria, alzarsi, continuare a dormire per altri cinque minuti.
Non comprendo realmente il significato di queste scelte, ma so per certo che sono le opzioni a mia disposizione. Sono sorpreso, perché sono obbligato a scegliere fra queste, e non ho altre possibilità?
Apro gli occhi, alla finestra la tapparella non completamente abbassata disegna righe blu scuro sullo sfondo nero. Sono in un luogo conosciuto e sorpreso d’esserci. Avrei voluto, oggi, svegliarmi sul monte Olimpo. Bere latte di capra passeggiando a piedi nudi sull’erba, godermi l’aria fresca del mattino e il tepore del sole appena sorto. Avrei voluto, oggi, in alternativa, svegliarmi in un lussuoso appartamento al cinquantaseiesimo piano in una, a caso, delle Petronas Tower. Avrei voluto, oggi, essere il figlio diseredato di Mr. Marlboro che per ripicca gira il mondo in barca a vela finanziato da Nicorette. Avrei voluto qualsiasi altra cosa, ma non svegliarmi e ritrovarmi ancora in questo universo nelle spoglie di questo essere umano un lunedì mattina. No!