Oct
31
2005
Pare, si dice, circola voce che Splinder è stato defacciato.
Non ho visto la schermata originale, peccato le colleziono, ma ho trovato la pagina d’installazione del web server di fedora core. Inquietante.
Non ho ben capito cos’è capitato; se si tratta di un semplice deface o qualcosa di più serio, ma Splinder sembra ancora irraggiungibile, almeno alla pagina principale. Alcuni blog però sono riuscito a vederli. Cose che capitano durante i lavori in corso, questo mi lascia ben sperare per gli archivi.
Mi spiace per chi ha il blog su Splinder ma anche per i proprietari che, nonostante le critiche che in passato ho rivolto loro (in buona compagnia), non meritano certo un trattamento simile. Le teste pensanti di Splinder hanno svolto un gran bel lavoro: hanno aggiornato la piattaforma e sono riusciti a renderla compatibile con la maggior parte dei browser, inserito i feed, uno spazio per i file e la possibilità di postare via email o telefonino. Davvero un buon lavoro, quasi da farci un pensierino per tornare alla vecchia piattaforma gratuita e dimenticare i problemi di chi ha un blog in piena autonomia: aggiornamenti e manutenzione col tempo tediano fino allo sfinimento psicologico.
Un pensierino che, a parte il caso clamoroso di oggi che a dire il vero capita anche nelle migliori famiglie, l’unico motivo che mi mantiene stretto al mio blog autonomo e indipendente è la gestione degli archivi: con Splinder, caro utente, non avrai mai la possibilità di salvare il database dei tuoi scritti. Un peccato, perché in casi come quello odierno, sarebbe comodo e oltremodo rassicurante avere il backup del proprio blog.
Siccome dalle mie parti Murphy è un dittatore, è meglio che mi sbrighi a fare il mio di backup, che sono già in ritardo di qualche settimana.
Oct
30
2005
- Il mio papà scarica la musica da internet tutti i giorni.
- Il mio no, è vecchio e ascolta sempre la musica degli anni ottanta
Oct
27
2005
Non sogno castelli in aria
Io li impilo
Oct
26
2005
- Il lavoro nobilita l’uomo
~ Noi possiamo smettere?
Oct
24
2005
Ti ho mai detto che ultimamente mi frulla per la testa ques’idea d’andare in pista?

Immagine by
Robbiano Design
No eh?
Ebbene è così, mi servirebbe una moto tiratissima, una di quelle che t’ammazzi solo a pensare alla manetta del gas a fondo corsa.
Non ho idea del perché ma ho questa fissa della pista. Passerà. ne sono certo, ma per il momento mi sento castrato delle mie velleità di pilota motociclistico.
Oct
21
2005
Ogni tanto perde una vite, il più delle volte si limita a gemere scricchiolando ad ogni mio più piccolo movimento. La mia poltroncina; comprata per cinquantaseimila vecchie lire, in un vecchio e anonimo supermercato che di lì a poco si sarebbe trasformato in un nuovo e anonimo centro commerciale, continua a adempiere il proprio dovere nonostante i lamenti. Dovrei sostituirla, ma per farlo dovrei andare in un centro commerciale, dovrei sborsare una sessantina d’euro per poi tornare a casa con una replica dello stesso oggetto, ma muta.
Lo scricchiolio della poltroncina è come il trillo di un cercapersone. Lei scricchiola quando il peso si sposta, il peso si sposta quando il corpo si muove e il corpo si muove quando si è stancato di reggere quel capoccione che protende verso il monitor, come a volersi tuffare tra i pixel e riemergere dall’altra parte dello schermo. Nello spazio tra il sette e la U. In quel mare fatto di tasti mi ritrovo a guardare polpastrelli che rimbalzano velocemente tra le onde squadrate, mentre nuoto verso lo spazio tra sterlina e dollaro, osservo la creazione di un nuovo post. Lì tra i tasti-onda del mare-tastiera, riesco a percepire il pensiero accentato delle parole impresse sul monitor. Inizio a ripeterle lentamente, prima cambiando di posto all’accento e ripetendole perdono di significato, diventano così aggettivi nuovi, quasi mistici, rapiscono come un mantra antico e magico.
Skreek, fa la poltroncina. La colonna vertebrale, a modo suo la imita e gli occhi arrossanti pungono; come se pixel rapiti e mutati in spilli avessero deciso di fuggire dai globi oculari: tutti assieme e nello stesso istante.
È ora di andare ha detto la poltroncina: lei ascolta quel corpo che ogni tanto la mia mente abbandona o scorda di stare a sentire.
Oct
20
2005
Mi aspettavo di trovare un maneggio girato l’angolo, ma solo quando ho cominciato ad osservare le vetrine ho compreso le poverine: cavalcano la moda.
Oct
20
2005
Fissavo i gradini della scala a chiocciola, mentre uscivo dal parcheggio sotterraneo inventariando il contenuto dello zaino.
Erano solo quattro cose da ricordare, scommetto che ne hai dimenticata una.
No, ho tutto: la ricevuta di pagamento, il blocchetto degli assegni, i documenti ricevuti per posta e la contabilità.
Scommetto che hai lasciato a casa qualcosa, il libretto per gli assegni, ad esempio.
No, quello c’è.
Sicuro?
Sicurissimo.
Fossi in te darei un’occhiata, forse lo hai scordato. Hai il ricordo preciso di quando lo hai messo nello zaino?
No, ma sono sicuro che c’è, e non mi metterò certo in mezzo alla strada a controllare il contenuto dello zaino. Sei un ropiballe, ecco cosa sei.
Al termine dei gradini ad accogliermi c’è una piazza dove da poco è finito il mercato, alcuni venditori s’attardano smontando le bancarelle e gridano tra loro battute incomprensibili. Chi ha urlato poi ride di gusto, intanto gli altri ripongono in silenzio tende e tubi e lui è ancora con la bancarella montata.
Mentre questi finiscono la giornata lavorativa, tutt’intorno un piccolo esercito in tute arancioni assedia la piazza. In un angolo una piccola montagna di candide scatole alta quasi quanto me, qualcuno ha già cominciato ad accumulare del polistirolo mente il resto della truppa resta in attesa che il campo si liberi.
Da piccolo quel mucchio di scatole sarebbe stata la mia cuccagna. Sul lato opposto del perimetro c’è del ghiaccio sparso a terra, è da lì, presumo, che ha origine il forte odore di pesce.
Rido e aspiro. L’odore, in altre occasioni sgradevole, è perfetto per la piazza.
Ho tutte le mie carte nello zaino, non ho dubbi.