Jun
30
2006
Mi volto d’istinto fino a sentire un inusuale scricchiolio alla base del collo, un suono nuovo percepito dal timpano attraverso il corpo. Un suono colorato di rosso, come i fasci muscolari dipinti nei poster di quelle sale d’attesa grigie che nonostante gli evidenti tentativi, mai si colorano.
I pacchetti sono lì, impilati secondo un ordine preciso: con il codice a barre sulla destra così che il fondo con il bollino colorato rimanga in bella vista. Tutti tranne il primo che si è spostato un poco. Lo allineo e osservo pensoso.
Posso vivere, e vivo, nel caos più totale. Sono disordinato per natura e ormai non lotto nemmeno contro questa tendenza né cerco di giustificarmi con la teoria che il caos è una predisposizione naturale dell’intero universo, quando non se ne comprende l’ordine globale. Talvolta rassetto, ma è solo il mio retaggio cattolico ad indurmi alla penitenza e non mia una chiara volontà o desiderio.
Posso vivere, e vivo, nel disordine. Solo i pacchetti di sigarette devono essere impilati e allineati secondo regole precise. Eludere queste semplici regole causerebbe un anomalo stato d’ansia: mi vedo correre sulla spiaggia mentre un globo lattiginoso m’insegue cercando di soffocarmi, e già mi manca l’aria. Forse non è una cosa grave, devo solo aggiornare il parco telefilm e curare una potenziale cervicale.
Jun
29
2006
Ecco, ci sono arrivato anch’io. Questa che vedete girare (si fa per dire) è la piattaforma WordPress alla sua ultima release: 2.0.3. Bella, vero? Bhè, forse si gode meglio la vista da dentro perché lì fuori, se tutto è andato per il verso giusto, non dovrebbero esserci cambiamenti a parte qualche dettaglio nel template dei commenti, che a questo punto dovrebbero essere tornati agibili seppur protetti dallo spam.
La fatica di rifare il template questa volta, come le altre, è stata abbastanza gratificante. Per quanto può sembrare strano può essere gratificante fare le ore piccole per aggiustare un CSS spostare una scritta e riconoscere la propria inettitudine quando qualcosa non funziona per la solita piccola svista, per alcuni soggetti psicolabili.
C’é da dire però che WordPress, abbellito all’interno e apliamente modificato e migliorato, sta per diventare qualcosa di molto simile a quel CSM che era (che è ancora, ma io lo ricordo alla sua versione 2.661) Movable Type, ottimo prodotto per blogger professionisti, gente che scrive un sacco di roba e produce oltre che fine pensiero che so, cultura o condivisione delle conoscenze. Per me, ad esser sinceri, questa piattaforma è fin troppo complessa.
Nella sua prima versione WordPress mi piacque in particolar modo per la semplicità, l’immediatezza d’apprendimento delle sue parti funzionali (postare, commentare, gestione dei link) e la manutenzione del codice, per modificare il template bastava modificare tre file.
Certo anche adesso, volendo, si potrebbe ridurre il tutto a pochi file, ma così sarebbe come comprare un Cayenne turbo s e usarla come macchina cittadina, mentre il qui presente vuol farci un bel giro e saggiarne le potenzialità.
Ad ogni buon conto, se al prossimo aggiornamento WordPress cambierà nuovamente struttura o non manterrà la compatibilità con questa versione sono pronto a fare ciao ciao con la manina anche lei (database permettendo).
Jun
27
2006
Visto come vanno le cose ultimamente: comunisti al potere, referendum perso e la Lega che ha definitivamente smesso le smanie secessioniste. Si pensava un metodo per lasciare la patria-galera importando, di riflusso, la democrazia svizzera.
Un idea originale dettata dalla travagliata politica internazionale.
Dichiarare, come regione o coalizione di regioni, guerra alla Svizzera per poi arrendersi ad un qualsiasi accenno di reazione e divenire -questa parte, la più difficile, ancora non mi è ben chiara- territori occupati.
Non adesso però, ché la Svizzera è ormai fuori dai mondiali.
Jun
13
2006
Let it be.
Lascia che sia, lasciati andare, smettila di trattenere tutto lì dietro.
Dentro quella diga non si accumula solo quello che credi essere il tuo dolore, c’è il resto di te, forse il meglio di te.
Si, ne convengo: sei duro, magari non tanto forte quanto credi ma duro si; tanto, troppo.
Rasenti la stupidità.
E poi: vedo gli occhi che a stento trattengono le lacrime. Allora tu aggiungi mattoni alla tua diga, alzi il livello, costruisci un altro pezzo di muro e non passa più niente. Poi non lamentarti del silenzio, non disperare quando cerchi senza trovare, lo sai tu, lo so io e forse lo sanno anche loro. È tutto di là, dietro il muro. Nella tua diga che trattiene il dolore. E tutto il resto.