Archive for November, 2006

Nov 24 2006

Bulli e pippe

impanato uzi e allegato in Chiacchiere da Bar

Anch’io durante l’infanzia fui muto spettatore di numerosi episodi di bullismo.
Happy Days, Rai uno, ore diciannove e venti.

4 han detto che

Nov 22 2006

Aggrovigliandovisi

impanato uzi e allegato in SubRoutine Quotidiane

ulteemAffascinato dalle novantotto domande ho subito fatto il test. Devo avere un virus o qualcosa di più alieno e infettante, che rilascia endorfine o sostanze analoghe quando compilo moduli on line, svolto a destra -sbagliando sistematicamente strada- o d’istinto scelgo per l’opzione contraria ad ogni mia analisi più razionale. Tralasciando ogni ironia su come il qui presente identifica cosa è razionale. Nelle risposte puoi ritrovare i tuoi difetti, qualche pregio inaspettato e anche qualcosa di quel che si nasconde, volontariamente o meno. Quello che ne è uscito, il risultato finale dal mio test, ha disegnato una persona alla quale, tutto sommato, non mi dispiacerebbe somigliare e anzi ci terrei, potendo scegliere, ad avere un carattere ed una personalità simili. Il sistema poi m’informa con una lista di persone affini attraverso una classifica dei migliori risultati. Al primo posto una persona con il settantuno percento di affinità. In altre parole: il mio miglior risultato è stato quello di trovare un’anima gemella con la quale sono in disaccordo al trenta percento, come dire che litigheremmo una volta su tre. Finito il test e la lettura dei responsi ho immediatamente cancellato l’account: non sono, ma soprattutto non potrei sopportare d’essere così. Tollero a malapena me stesso, figurarsi quello lì.

4 han detto che

Nov 17 2006

Anti Zen [II]

impanato uzi e allegato in In my mind

Un giovane allievo e il suo maestro percorrevano le vie della città, giunti nei pressi del mercato il maestro disse – Vai da quel mercante e compra un ombrello.
L’allievo chiese al mercante se avesse ombrelli degni del suo maestro e questi, indicando alcune cianfrusaglia appese in un angolo del carretto, disse di scegliere il più adatto. Il giovane fu subito attratto da un ombrello rosso carminio, ma quando si accorse che dai bordi pendevano delle perline colorate non lo ritenne degno d’un maestro. Cercò nuovamente e fu attratto da un ombrello rosso corallo dal tessuto finissimo, ma si accorse che il meccanismo d’apertura era inceppato. Cerco ancora e ne scelse uno verde smeraldo ma, a questo, mancava l’impugnatura. Scorse via via tutti gli ombrelli e non trovandone uno degno per il maestro, imprecò ad alta voce. In quell’istante comparve un demone e disse – Sono il demone delle gocce di pioggia, ordino alle gocce dove cadere e proteggo gli ombrelli rotti. Per aver imprecato contro i miei protetti sarai da me perseguitato in eterno.
Il giovane colto dallo spavento fuggì e correndo tornò dal suo maestro, scordando di pagare l’ultimo ombrello esaminato che ancora stringeva tra le mani.
Il maestro ignaro dell’accaduto, vide il mercante rincorrere il proprio allievo e quando quest’ultimo gli fu abbastanza vicino chiese al giovane perché non avesse pagato l’oggetto preso dal carretto del mercante. Il giovane allora guardò l’ombrello che stringeva tra le mani, poi il maestro e il mercante che nel frattempo lo aveva raggiunto e disse: Ho pagato questo ombrello al suo reale proprietario più di quanto valga e tu, maestro, non puoi insegnarmi come evitare le gocce in una giornata di pioggia.
Brandendo l’elegante parapioggia come una spada infilzò più volte il maestro e il mercante e li uccise.

Chi tace acconsente

Nov 17 2006

Anti Zen [I]

impanato uzi e allegato in In my mind

Un uomo sofferente d’insonnia, in una notte di luna piena, decise d’uscire di casa per una passeggiata nei campi illuminati dal bagliore lunare. Nel percorrere un sentiero venne aggredito da una muta di cani. Svegliato dalle grida strazianti, un contadino corse in suo soccorso e gli salvò la vita.
Anni dopo, stanco e avvilito di dover gratitudine per aver avuto salva la vita, decise di sdebitarsi con il suo salvatore.
Andò dal contadino, lo ringrazio ancora una volta e lo uccise.

Un ardito commento

Nov 10 2006

Fatti gli archivi tuoi

impanato uzi e allegato in Pura Fuffa 100%

È da sempre Il cruccio più grande per un ex splinderiano come me: i miei archivi sono incompleti, parte di essi risiede ancora sui server di Splinder, e io li voglio. Con Splinder, anche usufruendo dei servizi a pagamento, non è possibile fare una copia di backup del proprio blog compatibile con Drupal (CMS su cui è basato Splinder) né con la stessa Splinder, figuriamoci un tool di esportazione per WordPress o altro.

Oggi dietro suggerimento dell’autore, che ringrazio sentitamente per l’impegno ed in particolare per la cortesia nel segnalarmi la nuova release, ho provato la versione 0.7 del plugin Splinder/Motime importer per WordPressr. Oltre alle migliorie fisiologiche delle nuove versioni questa riesce a convertire i caratteri accentati in codifiche diverse da UTF-8, comodo per chi come me ha pasticciato troppo con il proprio database e si ritrova con un archivio fuori standard nei confronti degli altri blog (i miei pingback di solito sono un disastro).

Ai miei tempi, quando Splinder festeggiava ogni mille blog creati, non c’era la possibilità d’inserire i titoli e le tag nei post. Nella fase d’importazione ho scoperto che il programma gestisce perfettamente i post privi di titolo e tag. Le tag di Splinder vengono convertite in categorie su Worpressr e, nel caso in cui il blog di destinazione sia privo di una categoria simile alla tag, questa viene generata automaticamente mentre al contrario, se è il post originale ad essere privo di tag, nella sua nuova destinazione gli verrà assegnata la prima categoria inserita. Per i titoli viene usato l’incipit del post e, per chi fa uso di fancy-url viene creato anche il post-slug. Direi che Terenzani non ha scordato nulla, a parte la mania selvaggia di mettere il naso dove non si deve del pasticcione qui presente, così, prima d’importare i post di Splinder sul blog on line ho creato una nuova categoria (la numero dieci) ed ho modificato lo scrip in modo da forzare il salvataggio in questa nuova categoria.
Non so se ho commesso un errore che causerà una time bomb o qualcosa di simile, ma la cosa sembrava così semplice che non ho potuto resistere: la funzione che salva i dati della categoria si chiama splinder_save_cat (riga 252 nella versione 0.7) poche righe più in basso, a riga 264 si trova la sequenza di comandi che interpreta l’assenza di categoria e forza l’assegnazione alla prima. È bastato sostituire 1 con 10 ed i nuovi post sono finiti tutti nella categoria desiderata.

Ora sono pronto a cancellare definitivamente il vecchio blog su Splinder. Devo ammettere però che col tempo questa piattaforma si è evoluta parecchio e qualche volta ho anche invidiato alcune delle sue funzionalità. Senza considerare gli archivi, oggi non so quanto sarei disposto a lasciare un nido così comodo e curato per gestire tutto in autonomia, sudando freddo ogni qualvolta c’è un nuovo upgrade o si riceve un timeout error dal server oppure un error 500 a causa di un .htaccess editato in tutta fretta. Insomma: se Splinder è un una prigione per gli archivi è anche vero che è una prigione d’orata ma, grazie al nostro Arsenio Terenzani Lupin, i wordpressari sono finalmente liberi di liberarsi.
A loro totale rischio e pericolo.

6 han detto che

Nov 05 2006

Strascichi

impanato uzi e allegato in SubRoutine Quotidiane

Invade il bancone con la borsa, il portafogli, alcune scartoffie e l’agenda. Pallida e con gli occhi arrossati, getta nervosa il fazzolettino di carta nel cestino dopo essersi strapazzata un po’ il naso e l’accompagna, il fazzolettino, sussurrando con rabbia qualcosa d’incomprensibile. Mi lancia uno sguardo, uno di quelli che sottintendono un discorso lungo, difficile, e verosimilmente inutile; perché tu dovresti da quello sguardo aver già capito tutto. Peccato non sia proprio così, e quello sguardo diventa, oltre che enigmatico quasi accusatore. Le chiedo se ha pianto, cercando di capire da quale cataclisma sia appena uscita. Guardandomi con la coda dell’occhio ma sempre con quello sguardo mi fa: Son venuta a casa.
Allora è quello penso: Ha di nuovo lasciato il posto di lavoro per incompatibilità di carattere con il direttore, una collega, i clienti stupidi o un magazziniere troppo disinvolto e troppo nipote del capo. Non è grave, mi dico, dato che le capita spesso di lasciare un posto e poi riprenderselo sempre lì o altrove. È un po’ una testa calda Eleonora e vive basadosi molto, forse troppo, sui propri principi e sull’etica personale così, ogni tanto, fa a cazzotti con il resto dell’umanità.
Mi presto volentieri come sparring partner; la stuzzico dove è più sensibile, la irrito quando è solo un po’ nervosa, le mostro scenari disperati invece di confortarla e m’invento qualcosa da rinfacciarle quando non so più che pesci pigliare. Lei per tutta risposta cerca prima di spiegarmi come stanno le cose giustificando le sue azioni, poi con un sorriso di plastica mi manda a quel paese nel modo più volgare che conosce, saluta carinamente e se ne va soddisfatta. Ci maltrattiamo cordialmente così bene e da così parecchio tempo da esser scambiati per marito e moglie ma, quando chiedono se siamo sposati, rispondo sempre che il matrimonio fra uomini è vietato.
Allora è solo quello penso e mi preparo alla solita filippica: Non puoi mollare il lavoro così. Ma non mi lascia finire la frase: Che posto – sbotta – Sono venuta a casa dalla convivenza. Ti pare possibile che uno si svegli la mattina e puff: quattro anni, tutto finito, all’improvviso, senza motivo.
Eleonora mi guarda in attesa di una risposta acida ma sono troppo impegnato a domare l’improvvisa autocombustione della mia coda di paglia per trovare qualcosa da dire.

Chi tace acconsente