Jan 30 2007
Prim, sec, ter, ultim!
diventata consuetudine, non so da quanto, entrando nella sala d’aspetto del dottore si ponga la domanda: chi è l’ultimo?
Forse i dottori di città hanno uno di quegli aggeggi dal quale sfilare un biglietto con prestampato il numero e un display con tanto di avviso acustico per avvisare il paziente che è giunto il proprio turno. In paese però non siamo ancora arrivati a tanto, così chiediamo, entrando nella bisbigliosa saletta, chi è l’ultimo della fila.
Mentre attraversavo il campo che divide il mio dal pese limitrofo, facendo ben attenzione a non scivolare sulla terra dura e viscida, pensavo a qualcosa d’originale da dire al posto della solita frase di rito. Mi rendo conto, rimuginavo tra me medesimo, che se son presenti delle anziane signore, sarà più difficile farsi intendere se chiedo: chi è ultimo, a parte me che sono appena arrivato? A volte, sempre più spesso, evito questi giochi perché mi rendo conto di quanto è facile fraintendermi. Forse uso formule troppo complesse per domande semplici, molto più probabilmente certi giri di parole riescono comprensibili solo alla mia mente aggrovigliata, resta il fatto che tendenzialmente riesco a confondere più facilmente di quanto deisderi.
Che parole potrei adoperare per non essere frainteso, continuavo a pensare, senza far uso della solita frase. Qualcosa di chiaro, ma divertente, che sia veloce da pronunciare magari anche elegante, ma non lasci dubbi in proposito.
Passando dalla scorciatoia tra i campi il percorso è breve, di buon passo in un quarto d’ora si è alla porticina della vecchia casa dove il dottore riceve. Ed io, con la mano sulla maniglia d’ottone, ancora non avevo una formula tutta mia. Di solito in queste occasioni riesco a dare il peggio; m’intestardisco e il risultato è un farfuglio indistinto come nell’interrogazione di storia la sera dopo l’ultima puntata di Sandokan.
Accolto dal tepore di una vecchia stufa a gas e con gli occhiali in procinto di far calare una nebbia tutta personale, m’affaccio sulla soglia della saletta, prendo fiato e chiedo: Chi è, prima di me e fintanto non giunga qualcun altro a prendere il mio posto, l’ultimo?
Non è certamente originale, men che meno elegante, quasi sicuramente non confonde ma nemmeno è chiara e limpida, però nessuno ha avuto da ridire. Ero il primo paziente del giorno.


















