Mar
28
2007
Ho ricevuto la tua notifica e relativo invito (immagino implicito) via Tagged.
Grazie. Sempre che non sia stato sparato insieme ad altri mille a tua insaputa, nel caso fai finta di niente, per me hai fatto comunque un bel gesto ricordandoti del qui presente (molto più spesso assente verrebbe da dire).
Nonostante il sito sul mio browser sembra scorrere come un foglio sulla nutella di tre giorni, il mio username non coincidente con quello della mail e il chaptcha bizzarro che non riuscivo a superare, ho effettuato l’iscrizione.
È un dato di fatto, non resisto ai form e un iscrizione val bene venti minuti persi a dimostrare di non essere un bot, ma quel coso lì non mi piace molto e ci vedo poco o niente da fare, quando poi mi ha chiesto la password del mio account gmail non mi è piaciuto più del tuto e ho cancellato l’account.
Però, ribadisco, mi ha fatto piacere esser stato incluso nella lista delle notifiche.
Mar
21
2007
Parte a razzo, è felice, vive di vita propria e di se ha un immagine precisa, un aurea d’orata lo circonda e lui sa che il suo è un futuro splendido. Un indugio, una cosa non prevista e quell’istante si trasforma subito in troppo tempo. La luce dorata svanisce ed ora la sopravvivenza è dovuta solo dalla tua testardaggine. Riprendi la sua corsa ignorando ogni cosa, non vuoi pensare, corri e basta, senza una meta prefissata. Per ora ti basta arrivare ad una certa distanza dal punto di partenza. Lo stridio è dentro la tua testa e non puoi fare a meno di sentirlo, sempre più acuto più penetrante; cerchi parti di ricambio, equivalenti in grado di ridurre quel fastidioso sibilo e rallenti, magari ti fermi un momento. Rifletti. La traiettoria ormai è persa e cerchi allora una destinazione, un punto di arrivo qualsiasi va bene perché ormai hai il fiato corto e l’importante è arrivare, avere un fine. Guardi la scia nera che hai lasciato, e ti accorgi -in realtà riscopri- di soffrire di congiuntivite, in qualche modo cerchi di porvi rimedio.
Nemmeno arrivato alla metà, di quel che avevi immaginato come un tuo splendido viaggio, hai perso lo slancio, non hai trovato un punto d’arrivo, e una nuova prospettiva ti permette d’intravedere le sgangherate circonvoluzioni che un attimo prima ti sembravano agili piroette.
Demoralizzato e senza sigarette, a riga quattordici rinunci a scrivere quello che per un istante ti era sembrato un bellissimo post ma che, ancora una volta, è svanito come una bolla di sapone sotto un cielo html.
Mar
19
2007
Lo so che non è carino, ma non posso fare a meno di pensare a quanto dovremmo pagare per la libertà dell’ennesimo italiano rapito e liberato. Lo so che non è carino ma se io fossi un fine politico adetto alle relazioni con l’estero, un po’ stronzo, un po’ anti questo e quello, e anche con le palle un po’ girate a causa della situazione imbarazzante in cui mi ha lasciato l’amministrazione precedente. Se fossi quel fine politico penso che non pagherei in danari la libertà dei miei concittadini rapiti ma li baratterei con prigionieri politici. In questo modo otterrei più vantaggi con un solo debito.
Libero l’ostaggio. Libero dei terroristi e i miei alleati, non gradendo il mio atteggiamento, cortesemente m’invitano a tornare a casa, cosa che non mi faccio ripetere due volte. Posso rifinanziare le missioni di pace all’estero a cuor leggero, non essendo impegato seriamente in zone di guerra con alleati pretenziosi. Infine, se io fossi quel fine politico, pagherei il mio debito con il governo che ha liberato dei prigionieri politici (terroristi, rivoluzionari o partigiani?) regalando un bonus migratorio ,da consumarsi nei prossimi quattro anni, di cinquemila delinquenti comuni o centomila indigenti (cfr. morti di fame pronti a tutto). Il tutto confidando nella stretta chiusura delle frontiere effettuata dagli ex alleati e (ricorda che sono un fine politico ma anche un po’ stronzo) nello smaltimento durante il trasporto, missing in action e DOA.
Fortuna che non sono un fine politico.
Forse un po’ stronzo si però.
Mar
14
2007
Non sono interessato al calcio (inteso come evento sportivo e conseguente ciarpame), nemmeno ho una predilezione per un operatore telefonico piuttosto d’un altro. I due figuri che, recitando malissimo ma si sa, son calciatori, occupano la scena mi lasciano del tutto indifferente. Certo, mi hanno spiegato chi essi siano (i due figuri) ma fintanto che continuano a giocare a pallone invece di fare un po’ di sano haking su la fonera o wordpress, non suscitano interesse né stimolano porzioni di memoria a dedicarvicisi.
Io, però, adoro l’ultimo spot V*dafone, lo cerco sui vari canali schivando per bene trasmissioni live, mini-serie-per-la-tv-in-dodici-puntate e quant’altro.
In particolare mi piace la vista dei motorini con le pizze impilate in quel modo impossibile che scorrazzano per le vie, la cucina completamente invasa dalle tazze e il bagno dalle spazzole. Poi c’è la colonna sonora, ed è sicuramente il motivo principale che fa dello spot la mia attuale trasmissione tv preferita.
Ho un solo dubbio: ma quel giorno che la fata lacrimona e la fata ridarella si sono incontrate?
Mar
10
2007
Il titolo ad esser sinceri in origine era molto più casereccio, ma ci tenevo a scrivere trend in un post o almeno nel titolo. Non tanto per le keywords (anche keywords ci tenevo a scriverlo da parecchio tempo) e i risultati di ricerca, quanto per darmi un tono e tornare a scrivere con regolarità glissando sulle assenze ingiustificate. Dopo tanti anni di presenza on-line questo *log, e non io sia chiaro, ancora non ha un indirizzo ben definito. Si discute o si legge soltanto, c’è un po’ di web2.0, ajax, python, beryl e barcamp oppure letteratura arti e umanesimo in generale?
A tutto no, tranne forse il bar, ma quello che intendo io è per lo più impostato al campari in due col bianco e parlando di Ai Tec s’intende la copertura di abitazioni poste a rilevante altezza.
Volevo parlare di un personal trend (l’ho riscritto!) e non del blog che diventa, il mio, più irrilevante ogni giorno che passa e finisce in quella coda lunga che, quando finisci qui dentro, ti rendi conto che dev’essere proprio lunga lunga. Ecco, anche questo leggero divagare fa parte del personal trend (ancora!).
Da tempo ormai ho un callo, non di quelli che ti procura una suola di marca scadente e può essere curato con un cerotto o da una avvenente pedicure. Si tratta, invece, di un ispessimento che ricopre lo spirito e non lascia passare che flebili sensazioni. Da un lato la cosa non mi disturba più di tanto, dall’altro ne traggo un modesto e rinnegato compiacimento (una doppia negatività?). La stessa reazione è, immagino, causata dallo ispessimento stesso e tempo addietro questa forma di cecità, quasi una cataratta del cuore, mi avrebbe preoccupato in modo più rilevante.
Forse ho semplicemente voltato lo sguardo altrove per non vedere i soliti panorami dolorosi, per evitare sguardi immaginari ho scelto una nuova prospettiva che, ahimé, non è altrettanto affascinante ed intrigante. Quel che ne esce è un me un (bel) po’ sottotono, disinteressato, con serie difficoltà di concentrazione e, se possibile, con ancora minor voglia di coinvolgimento.
Mi dicono che più di un trend personale è l’età che avanza, eppure non mi ero mai sentito così vecchio prima d’ora.
Mar
08
2007
- Ormai sembra che qui lo sport nazionale sia quello di contar balle.
- Ti sbagli, purtroppo. Lo sport nazionale, rimane, ancora, quello di crederci.
Mar
07
2007
A Marzo la mattina è già piena di luce ed io che prediligo le fosche mattine invernali; meglio ancora se nebbiose, di quella nebbia che odora di rugginoso e fredda dolcemente si posa sugli zigomi simile a neve invisibile, mal sopporto questa luce che m’investe appena sveglio e mi fa sentire da subito in ritardo, più in ritardo di quel che già sono.
La mia reazione naturale è non guardare, mandare il livello conscio a prendere un caffè con l’inconscio e fingere che tutto il mondo oltre la montatura sgangherata degli occhiali sia qualcosa d’indefinito e indefinibile, postumi anarchici di un sogno dozzinale rateizzato. Per altri venti minuti procedere affidandosi alla memoria e al senso tattile/perimetrale di fianchi, cosce, bicipiti e quel che resta, ai piedi, dei mignoli.
Ma quando apro la porta e il mondo è completamente blu, dello stesso blu #000040 di tutti i miei desktop. Senza sfumature, solo blu. Lo stato conscio abbandona il cappuccino e l’essere senziente, prepotentemente, prende il sopravvento perché questo, privo di fantasia e chiuso alle molteplici possibilità della tecnologia rifiuta categoricamente l’idea che un desktop possa cadere dalla finestra e restare tutta la notte davanti alla porta di casa. Preferisce vedere, in tutto quel blu uniforme, un bel container pret-à-porter, che si sa, non ha bisogno della spina per stazionare due metri dalla porta di casa per giorni, mesi, forse anni.