Sep
29
2007
In un sacchetto di plastica dalle scritte indecifrabili, avvolto con uno spesso strato di scotch (il nastro adesivo, non l’alcolico) ho ritrovato un vecchio romanzo un tempo tra i miei preferiti, una collezione di racconti di E.A. Poe della collana cento pagine mille lire, ed un romanzo mai visto prima che dal titolo sembra inseguire il filone de il codice Da Vinci. Quest’ultimo sicuramente non mio.
Scritto con un pennarello, sopra tutto quel nastro adesivo c’era il mio nome e un grazie. Il pacchetto rispecchia la personalità di quel fantasma apparso appena il tempo necessario per effettuare la consegna: un garbuglio impermeabile con un guizzo di buone maniere in bella grafia.
Dunque era finito lì, tra le mani di un ex amico, quel romanzo letto e riletto con passione nelle notti di quegli orribili anni ottanta, chissà se avrò mai il coraggio di rileggerlo col rischio di rovinarmi un bel ricordo.
Dopotutto è da parecchio tempo che non riesco a leggere due libri di seguito con un po’ di partecipazione.
Chissà, poi, che gli è preso a quel tale, dopo una decina d’anni farsi vivo con una simile motivazione. Forse aveva scordato i libri in qualche angolo e una volta rinvenuti hanno cominciato ad essere un peso.
In verità non so cosa immaginare e nemmeno ho voglia d’immedesimarmi in una mente contorta, così da trovare lo stesso percorso -o uno simile- necessario a formulare quel ragionamento che lo ha portato a prendere una simile decisione: due resi e un omaggio.
Già pensare e scrivere questo è uno sforzo.
Sep
11
2007
Una cosa in questo blog non potrà essere smentita facilmente, il titolo. Azzeccatissimo.
Scopro oggi, attraverso convulse circonvoluzioni di link, l’esistenza di un linguaggio di programmazione di nome HAL/S, non sarebbe una scoperta degna di nota particolare (solo un appunto sul fondo delle mille cose interessanti-ma-non-adesso) se non fosse un linguaggio usato dalla NASA per il software degli shuttle. Dalla fine degli anni sessanta, a gestire le astronavi terrestri, ci pensa lui. Forse non dovrei rammaricarmi così tanto di non riuscire ad imparare nuovi linguaggi pythoneschi.
Mi rendo conto che siamo solo alla versione S e da qui alla 9000 c’è tempo. Però certe coincidenze…
Dovessi cimentarmi, inizierei così
M: GENERAL
M: DECLARE: human_must_die_die_die COSTANT (10)
M: ...
Sep
10
2007
Mi domando cosa e come il resto del mondo usi per raggiungere sensazioni mistiche simili alle mie quando m’invento una cosa simile:
$l_file[filemtime($dir . $file) . fileinode($dir . $file)] = $file;
Per indicizzare un file in base alla data e rendere quest’ultima unica nell’indice, senza l’uso di variabili a incremento condizionato.
Sep
10
2007
I momenti indimenticabili esistono e ne ho la prova.
Non dimenticherò mai il giorno che dalla cartelletta blu in un armadietto metallico, la mia pratica è passata alla scrivania.
Manca molto ad arrivare sulle poltroncine polverose e perennemente occupate da pile di fascicolame evaso e pronto alla consegna, ma lo stesso è un’emozione indimenticabile.
Ironie:
Loro non hanno rispettato l’obbligo di consegna dei due mesi, io -e chi mi da lavoro- abbiamo iniziato ugualmente.
Me ne devo ricordare la prossima volta che vado a criticare l’italia, gli italiani e tutto il carosello di moralismi e luoghi comuni. Quando tocca a me, non sono molto diverso dagli altri.
Magari impiego un po’ più di tempo ad adeguarmi, ma non mi astengo.
Sep
03
2007
Non giudicare un libro dalla copertina, ancor meno dal titolo.
Dimitri Kutjuloff non è un novello Crichton russo, o sovietico come nostalgicamente continua definirsi; ma lo scritto scorrevole e le sequenze in rapida successione rendono la narrazione parimenti piacevole coinvolgente. L’indecifrabilità del luogo e del momento, l’assenza di un motivo chiaro per il quale Dimitri debba fare quella trafila burocratica, i personaggi grotteschi, ingenui al punto da essere letali porta alla memoria scene Marcovaldiane. O forse sono io che vedo un po’ di Marcovaldo ovunque.
Un giorno Dimitri, ben sapendo a quel che va incontro, si ritrova avviluppato dalle maglie burocratiche di un non ben identificato sportello giudiziario. Qui, per oltre sessanta giorni, Dimitri trascorrerà la gran parte delle giornate in compagnia di voluminosi fascicoli rilasciati dagli sportelli adiacenti, donne gravide, bambini lagnosi, vecchi che odorano di muffa e vodka fatta in casa e dei giovani virgulti della nuova Russia capitalista mafiosa e sempre più irriconoscibile. Un personaggio controverso Dimitri; desideroso di sfruttare appieno le possibilità offerte dalla caduta del regime sovietico e nel contempo amareggiato per la perdita delle sicurezze di un tempo. Un miscuglio di sentimenti che sfociano spesso in sorrisi amari, discussioni grottesche dove ogni interlocutore da, e comprende, un diverso significato alle parole dell’altro, un mix che in conclusione finisce quasi per amare quel che a odiato per settantaquattro giorni.
“…sullo sfondo a volte grigio a volte panna, spuntano come fili d’erba cattiva le virgole nere depositate con noncuranza noia e rabbia, dalle orribili suola di quelle orribili calzature di quegli orribili ragazzotti con quegli orribili capelli. Diradano e cambiano colore poco più in alto, dove un orribile bambino grasso e annoiato, forse in compagnia di un orribile sorella altrettanto grassa e cattiva o di un fratellino adorante con un orribile desiderio di compiacere, hanno tracciato un complicato intreccio di righe. Poi il grigio ha il sopravvento e prosegue fino a capovolgersi sul soffitto per piombare implacabile e tristemente immacolato, come solo il grigio può essere, dall’altra parte dello sportello.
Dimitri Kutjuloff: La Pedina Orientale
Edizioni Selenio
Sep
02
2007
Ho trovato un DVD solitario girovagare per casa, preso da compassione ho pensato di fare cosa buona e giusta inserirlo in un lettore. A questo punto però mi ha colto il dubbio: se non lo guardo -il DVD- non se ne accorge, ma la televisione potrebbe prendersela male e riferire il mio disinteresse al lettore che a sua volta sicuramente informerà il supporto digitale dello scarso interesse suscitato.
Insomma, ho guardato il contenuto multimediale del disco che, tra le altre cose, era in consegna gratuita con La Gazzetta dello Sport della scorsa settimana.
Esso è un corso d’inglese.
Ho così scoperto un paio di cose: Non sono cambiato molto dai tempi di scuola, le lezioni sanno troppo di lezione e in cinque minuti la sostanza strana che alberga tra i padiglioni auricolari continua a secernere gli stessi umori allucinatori di trenta e passa anni or sono. I cortometraggi di oggi come le dispense audio di un tempo hanno lo stesso protagonista; quello che perde le chiavi della macchina, l’orologio, un libro, forse anche la mamma. Per fortuna c’è sempre una Mary salvatrice con il proverbiale: It’s on the table.