Aug 25 2008
Tracciati remoti notturni
…e dal mio punto di vista, ha fatto una gran cazzata.
Dopo ore trascorse tra sommessi grugniti mille sigarette e altrettante punture di zanzara da far sembrare le caviglie gli avambracci di Poppey, tutto può essere riassunto così. Una cazzata.
La notte i suoni sono diversi, se non li ascolti credi semplicemente siano più forti grazie al silenzio, in realtà hanno la stessa intensità di sempre. I suoni, tutti quei rumori che nel diurno si perdono in sottofondo, la notte sono più particolareggiati.
Così, un crack diventa crack tac tac, un plunk cambia in plunk toc e lo weep in sweep weeph weeph.
Le distanze rimangono uguali, ma ogni suono notturno ne chiama un altro. Discorrono tra loro una persiana e l’indicazione stradale e interviene ogni tanto anche una grata, che calpestata da un lato ha sempre da dire la sua. Gli allarmi fischiano e ululano giocando ad un girotondo che investe diversi paesi, spaventando i proprietari, in realtà vogliono solo giocare a rimpiattino con la guardia notturna che corre a controllare senza trovare nulla, se non un circuito impazzito che gli fa l’occhiolino con il suo unico grande occhio rosso.
Quando ogni cosa tace e questo chiacchiericcio di schiocchi fischi e campanacci ha inizio dalla finestra spalancata entra una leggera brezza e con essa anche i rumori più lontani. A volte è il rombo sordo di un aereo, molto più spesso una sirena d’ambulanza. Capita a volte di sentire il motorino di qualche ragazzino che ha fatto tardi. Allora lo seguo. Con l’immaginazione cerco di capire in che tratto del paese si trova e quale via sta percorrendo. Quando il suono cala percorre una curva e poi sale e di nuovo cala allora, mi dico, sta passando davanti alla palestra. Poi di nuovo cala: giustamente -penso- qui c’è una doppia curva stretta. Ma d’improvviso cala di nuovo, sparisce e torna a ronzare in lontananza: avrà svoltato, ma che svolti a destra o sinistra ho perso le giuste coordinate e allora ricomincio da capo fino a quando non giunge a destinazione. Allora cerco di percorrere la strada a rovescio immaginando in base ai suoni dove ha tirato dritto e dove invece ha svoltato e ogni volta il percorso è incomprensibile, sembra che quel ronzio abbia fatto un giro di piacere per tutto il paese percorrendo a tratti vie che non esistono.
Di giorno, invece, ogni cosa è più immediata e in un certo modo ridotta, si perdono i dettagli e l’attenzione salta da una questione all’altra senza tregua e allora non c’è tempo, riflettere significa perdere il ritmo e quel che ti fa perdere il ritmo è, o diventa, una cazzata.
Ma la notte, è un’altra cosa.

















