Nov 05 2006
Strascichi
Invade il bancone con la borsa, il portafogli, alcune scartoffie e l’agenda. Pallida e con gli occhi arrossati, getta nervosa il fazzolettino di carta nel cestino dopo essersi strapazzata un po’ il naso e l’accompagna, il fazzolettino, sussurrando con rabbia qualcosa d’incomprensibile. Mi lancia uno sguardo, uno di quelli che sottintendono un discorso lungo, difficile, e verosimilmente inutile; perché tu dovresti da quello sguardo aver già capito tutto. Peccato non sia proprio così, e quello sguardo diventa, oltre che enigmatico quasi accusatore. Le chiedo se ha pianto, cercando di capire da quale cataclisma sia appena uscita. Guardandomi con la coda dell’occhio ma sempre con quello sguardo mi fa: Son venuta a casa.
Allora è quello penso: Ha di nuovo lasciato il posto di lavoro per incompatibilità di carattere con il direttore, una collega, i clienti stupidi o un magazziniere troppo disinvolto e troppo nipote del capo. Non è grave, mi dico, dato che le capita spesso di lasciare un posto e poi riprenderselo sempre lì o altrove. È un po’ una testa calda Eleonora e vive basadosi molto, forse troppo, sui propri principi e sull’etica personale così, ogni tanto, fa a cazzotti con il resto dell’umanità.
Mi presto volentieri come sparring partner; la stuzzico dove è più sensibile, la irrito quando è solo un po’ nervosa, le mostro scenari disperati invece di confortarla e m’invento qualcosa da rinfacciarle quando non so più che pesci pigliare. Lei per tutta risposta cerca prima di spiegarmi come stanno le cose giustificando le sue azioni, poi con un sorriso di plastica mi manda a quel paese nel modo più volgare che conosce, saluta carinamente e se ne va soddisfatta. Ci maltrattiamo cordialmente così bene e da così parecchio tempo da esser scambiati per marito e moglie ma, quando chiedono se siamo sposati, rispondo sempre che il matrimonio fra uomini è vietato.
Allora è solo quello penso e mi preparo alla solita filippica: Non puoi mollare il lavoro così. Ma non mi lascia finire la frase: Che posto – sbotta – Sono venuta a casa dalla convivenza. Ti pare possibile che uno si svegli la mattina e puff: quattro anni, tutto finito, all’improvviso, senza motivo.
Eleonora mi guarda in attesa di una risposta acida ma sono troppo impegnato a domare l’improvvisa autocombustione della mia coda di paglia per trovare qualcosa da dire.

















