Aug 17 2003
A domanda rispondi
Domanda: hai mai conosciuto una donna brutta?
No. Non ti rispondo, perché così, su due piedi, proprio non ricordo, sfilano le diapositive, veloci fotogrammi sorridenti, passando rapidamente da un viso all’altro, per non sospirare quando arrivano quelle. Quelle.
Ma No. Non ho in mente donne brutte, eppure per logica, statistica, gusto o che altro, devono pur esserci.
Ma oggi si, tra il pagliericcio stopposo di questa tana sudata, tra le cose che ancora non ho riordinato, sfogliando annoiato pagine virtuali e appunti incomprensibili, pensando al da farsi per domani: le ho viste. Quelle donne brutte.
Ti ricordi i vecchi tubetti di dentifricio?
Quelli in metallo, che schiacciavi e quando alla fine cercavi di spremere l’ultima striscia di pasta, erano sgualciti, ammaccati, stremati e rinsecchiti. Poi li hanno fatti in plastica, sempre lucida e tesa, non si sciupa mai, fa sempre bella presenza nel bicchiere in bagno. Ma dentro è vuoto, e capita sempre una mattina che sei in ritardo, premi, stiri il tubetto sul bordo del lavello, schiacci l’orlo rigido del dispenser, ma nonostante la bella presenza, e il tubetto che pare ancora vergine: dentro non c’è nulla. Proprio ora, adesso che non hai tempo da perdere.
Sono così, alcune secche, altre sode, certe gonfie, qualcuna gonfiata.
Ma non è l’altezza né le forme. Sono gli occhi privi di luce, quel buio è brutto a vedersi, da un senso di freddo che fa rabbrividire anche a quaranta gradi.
Sono così anche nei gesti, come pupi siciliani sembrano muoversi a scatti, comandate da fili invisibili, di maniere brusche anche quando chiedono:
“Per favore”, sembra che la cortesia la facciano loro, rivolgendoti la parola con tanto di protocollo.
Probabilmente non sono nemmeno brutte, ma ne trasmettono il senso. Quando, per chissà quale motivo, un briciolo di luce appare negli occhi bui, smettendo d’inviare quella sensazione negativa si trasformano, e allora noti altre cose; che le rughe sulla fronte ed il viso teso sono brutti si, ma sono segni lasciati da altri: dai figli, mariti, finti amanti, quadri responsabili. Lasciati dalle circostanze sempre avverse, dal tempo che si vuol far passare per guarire le vecchie ferite, ma che, inesorabile, lascia segni indelebili di quel dolore che proprio cercavano di scordare.
E allora sono di nuovo da capo? No. La domanda è sbagliata, perché ci sono persone che non mi piacciono, ma anche quelle, non riesco a giudicarle brutte.
Perché anche quella signora con la gobba e il naso curvo, vestita di stracci che appare nelle fredde notti d’inverno, anche lei con quel suo brutto muso, mi piace.
Anche se tutti la chiamano Befana.
Ed il tubetto di dentifricio che centra?
Forse niente, ma ricordati che ti ha servito fedelmente ogni giorno della sua vita, non trattarlo male solo perché hai scordato d’averlo completamente svuotato.

















